| La nuova ondata di tensioni nel Golfo Persico, con lo Stretto di Hormuz tornato instabile dopo sequestri di navi e stop ai traffici, riaccende lo shock energetico in Europa e pesa sull’Italia. Il Centro studi di Confindustria stima per il 2026 un aggravio delle bollette energetiche per le imprese tra 7 e 21 miliardi di euro rispetto al 2025, a seconda della durata della crisi: nello scenario “breve” con petrolio medio a 110 dollari l’impatto sarebbe di circa 7 miliardi; in caso di conflitto prolungato e greggio a 140 dollari, il conto salirebbe a 21 miliardi, livello giudicato “non sostenibile” per il sistema produttivo. Sui mercati europei giornata in rosso: a Milano il Ftse Mib cede circa l’1,1% nell’avvio di settimana, complice anche l’effetto stacco cedole su otto big cap. In rialzo i titoli oil grazie alla risalita del greggio (Brent intorno a 95 dollari, WTI verso 89), mentre gas TTF sopra 40 euro/MWh. Il Tesoro prepara il Documento di finanza pubblica con scenari multipli: la crescita 2026 nello “scenario centrale” viene stimata attorno allo 0,5%, ma l’incertezza legata al blocco di Hormuz potrebbe rendere rapidamente obsolete le previsioni. Possibile un rialzo dell’inflazione dall’area sotto il 2% a livelli più vicini al 3-4% se la crisi perdura, mentre il deficit 2025 potrebbe attestarsi intorno al 3% del Pil, favorendo l’uscita dall’Eccessive Deficit Procedure. Il nodo energetico resta lo Stretto di Hormuz: da qui transita circa un quinto del petrolio mondiale e la sua instabilità ha già provocato oscillazioni violente delle quotazioni e timori di razionamenti in caso di prolungamento delle interruzioni. Gli operatori sottolineano che, anche con eventuali tregue, i prezzi potrebbero restare elevati e la normalizzazione richiedere mesi. dalla Redazione ©RIPRODUZIONE RISERVATA |
Crisi del Golfo e caro-energia. Confindustria: “Scenario peggiorato, fino a +21 miliardi di costi per le imprese nel 2026”
























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