Buon anno e felice taglio nuovo

Il passare del tempo e il trascorrere degli eventi ci offre l’immagine di una Repubblica che sempre più abbandona il patto tra Stato e Cittadini, patto alla base della nostra società, utile a garantire la sicurezza sociale. Questo ci spinge sempre più verso un’economia privatistica che finanzia sempre meno i sistemi universalistici, come il diritto allo studio e il diritto alla salute, il diritto alla pensione, il sostegno alle famiglie e alle persone, il finanziamento degli enti locali.

Dai redditi di qualsiasi tipo, dovrebbero pervenire le risorse di sostegno allo Stato Sociale, per finanziare il riconoscimento dei diritti sancito nella Costituzione. Ognuno per la propria capacità, imprese e cittadini, devono contribuire a finanziare il welfare e così garantire la tutela sociale. La tutela sociale rappresenta la vera sicurezza che sempre più spesso cerchiamo nelle proposte politiche e che, altrettanto più spesso, ci vendono sottoforma di indifferenza alla povertà e caccia allo straniero.

Alla fine del mese di dicembre è stata approvata la manovra di bilancio per il 2024. Siamo di fronte ad una manovra che, ancora una volta, non sceglie dove reperire le risorse economiche utili a finanziare lo stato sociale, ma sceglie di tornare ad una logica della austerità e quindi di taglio alla spesa pubblica

Le scelte messe in campo dal Governo impoveriscono lo stato sociale attraverso le politiche di bilancio, insieme alla precarizzazione del lavoro, all’insuccesso formativo, attraverso la svalorizzazione della scuola pubblica, all’abbandono della prevenzione come sistema pubblico per garantire il diritto alla salute, al favorire l’evasione e l’illegalità, alla progressiva riduzione del gettito fiscale, tutelando i redditi alti, de-contribuendo parti di salario e de-tassando i profitti.

In molti affermano che non abbiamo le risorse per sostenere il nostro sistema di welfare pubblico. In realtà le risorse ci sono, basterebbe andarle a reperire dove in questi ultimi anni si sono accumulati ingenti profitti, facendo lievitare l’inflazione, che la stessa presidentessa della BCE ha definito inflazione da profitti.

Questa è una chiara scelta politica. Il Governo decide così di salvaguardare i profitti, mentre la BCE aumenta i tassi di interesse, colpendo ancora una volta i lavoratori e i pensionati.

L’aumento dei tassi di interesse si affianca all’aumento del costo delle materie prime e dei costi energetici, fatti lievitare dalle guerre e dal ritorno ad un sistema a blocchi dell’ordine mondiale. Il nostro sistema produttivo, già segnato dalla crisi finanziaria, da quella del debito sovrano e dalla crisi sanitaria (COVID), oltre che dall’ormai strutturale assenza di politiche industriali, viene così ancora più colpito e messo in difficoltà.

Le risposte a questa condizione che arrivano da una manovra, con indici economici irrealistici e sovrastimati, sono parziali e insufficienti. In una economia che torna agli ultimi posti della classifica europea, si fanno scelte che soffocano gli investimenti pubblici (es. PNRR), tagliano il finanziamento alla ricerca, uniche leve per incrementare realmente sana occupazione e prodotto interno lordo.

Nulla di nuovo viene messo in campo per la tutela degli stipendi, se non la proroga del taglio del cuneo fiscale, di Draghiana memoria, per l’anno 2024 e l’intervento di accorpamento degli scaglioni IRPEF.

Insomma, si permette di continuare ad accumulare risorse a chi le ha e non si mettono in campo strumenti per l’emersione dalla povertà, per garantire scuola, lavoro, sanità e pensioni. Qualcuno avrebbe detto che favoriscono i ricchi a discapito dei poveri, altri l’avrebbero chiamata lotta di classe... anche se oggi queste parole sono in disuso. Comunque la si chiami o la si pensi, una cosa è chiara: se in futuro avremmo bisogno di qualcosa, la dovremo pagare e questo ci impoverisce ancora di più.  Oltre ad affievolire la luce della stella polare Europea, quella dei diritti e della giustizia sociale.

Attraverso queste politiche di bilancio il Governo sceglie di far pagare ai lavoratori ai pensionati, le crisi di sistema e le difficoltà economiche che stiamo vivendo in Italia e in Europa. Proprio perché è una scelta di qualcuno che è stato eletto, dobbiamo capire che è possibile cambiare, ma per farlo serve innanzi tutto mantenere viva la mobilitazione già promossa da CGIL e UIL e alimentarla con nuova mobilitazione e nuova partecipazione popolare. Solo insieme, i cittadini e le cittadine, attraverso la loro indignazione, la denuncia e la libera manifestazione del loro pensiero, possono cambiare le cose.

Giulio Fossati
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