Francia, la rivolta dei licei: 891 scuole ferme e lezioni sospese per tre giorni

Studenti e insegnanti in piazza contro i tagli all’istruzione. Il governo parla di violenza, i manifestanti chiedono risorse.
Martedì 6 ottobre la Francia ha vissuto la terza giornata nazionale di mobilitazione dei sindacati della scuola e degli studenti. I cortei hanno attraversato decine di città, tra cui Parigi, Marsiglia, Lilla, Lione, Strasburgo, Tolosa, Rennes e Nîmes. Al centro della protesta c’è la carenza di risorse nelle scuole pubbliche.
I numeri raccontano la portata del movimento. Il ministero dell’Istruzione ha comunicato che 891 licei e istituti hanno sospeso le lezioni nella giornata. Le stime sui manifestanti divergono: il ministero dell’Interno ha parlato di almeno 256mila persone in tutto il Paese, di cui 56mila a Parigi, mentre organizzazioni studentesche e sindacati ne hanno contate circa 450mila.
La risposta del governo è arrivata in parlamento. Il premier Sébastien Lecornu ha annunciato la sospensione delle normali attività didattiche nei licei per tre giorni, da mercoledì a venerdì, per permettere agli studenti di discutere e organizzare un momento di democrazia interna. Contemporaneamente, il tono è stato duro sul fronte della sicurezza. Lecornu ha parlato di ultraviolenza alle porte dei licei e ha fornito un bilancio dall’inizio delle mobilitazioni, a metà settembre: 215 studenti feriti, 85 dipendenti scolastici e 725 agenti.
Le accuse politiche non sono mancate. Lecornu ha accusato il leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon, sceso in strada con gli studenti, di soffiare sul fuoco; Mélenchon ha risposto che il governo usa gas lacrimogeni e manganelli. Il premier ha negato che la polizia abbia ricevuto ordini di scontrarsi con i liceali: ha detto che le forze dell’ordine non hanno istruzioni di affrontare gli studenti e che non si può giocare con la sicurezza dei giovani.
Il clima resta teso. La serata di martedì ha portato a 6.629 fermi in tutto il Paese, secondo i dati riferiti dal premier. Per giovedì 8 ottobre è prevista una nuova giornata di mobilitazione, con la richiesta di maggiori risorse per il sistema scolastico.
Dietro la protesta c’è un malessere che va oltre la scuola. Gli studenti chiedono risposte concrete, non solo promesse, e il governo si trova a dover tenere insieme ordine pubblico e dialogo. Il rischio è che una crisi nata dai bilanci dell’istruzione si trasformi in un confronto politico più ampio, con la sinistra radicale in piazza e un esecutivo sotto pressione.

dalla Redazione
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