La situazione del lavoro in Italia nel 2026 presenta luci ed ombre

In Italia il numero degli occupati ha raggiunto circa 24 milioni, un record storico. Tuttavia il quadro è in continua oscillazione: a gennaio 2026 il tasso di occupazione aveva raggiunto il 62,6% e la disoccupazione era scesa al 5,1%, ma a febbraio si sono registrati segnali di rallentamento, con occupati in calo, disoccupati in aumento e il tasso di disoccupazione risalito al 5,3%.

Tra gennaio e settembre 2025 sono stati attivati oltre 6 milioni di rapporti di lavoro a fronte di circa 5,5 milioni di cessazioni, con un saldo positivo di oltre 620mila unità. Anche i contratti a tempo indeterminato hanno registrato un saldo nettamente positivo.
Le imprese mostrano segnali di forte dinamismo, con una previsione di assunzioni in crescita del 22% per il primo trimestre del 2026.
Per quanto riguarda i redditi familiari, nel terzo trimestre 2025, il reddito disponibile lordo delle famiglie è aumentato del 19,8% rispetto al corrispondente trimestre del 2021.

Oltre il 60% dei dipendenti nel settore privato ha una retribuzione annua lorda inferiore a 25.000 euro, un problema che pesa soprattutto nelle grandi città dove il costo della vita è elevato.

Mismatch tra domanda e offerta: si riscontra un divario soprattutto in termini di competenze e skill, con aziende che faticano a trovare i profili giusti. Il PNRR stimola nuove assunzioni specialmente nei settori STEM e Green, richiedendo un aggiornamento continuo delle competenze.
Rimangono problemi irrisolti per le nuove generazioni, le donne e il Mezzogiorno. La crescita territoriale è sbilanciata: Trentino, Lombardia e Veneto hanno tassi di disoccupazione sotto il 3%, mentre il Sud supera la media nazionale.
Circa 12,4 milioni di persone tra i 15 e i 64 anni risultano inattive, un enorme serbatoio di manodopera non valorizzata, mentre nella fascia 25-34 anni il tasso di occupazione nell’ultima rilevazione è rimasto sostanzialmente fermo (+0,1%).

Le previsioni sui fabbisogni occupazionali stimano che tra il 2025 e il 2029 l’Italia avrà bisogno di tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori. La sfida principale sarà colmare il divario di competenze, con la domanda concentrata su profili digitali, green e specializzati.

Annalisa Guadalupi
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