Si è fermata la locomotiva: addio a Francesco Guccini, il poeta di Pavana

Francesco Guccini è morto giovedì mattina, 6 agosto, a Pavana, il borgo tra Appennino tosco-emiliano dove era nato il suo mito e dove aveva scelto di vivere. Aveva 86 anni. Le condizioni di salute, già precarie da tempo, si sono aggravate nella serata di mercoledì 5 agosto: se n’è andato circondato dall’affetto della moglie Raffaella e della figlia Teresa. Come da sua volontà, i funerali si terranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata; un momento pubblico di commemorazione è atteso a settembre.
Nato a Modena il 14 giugno 1940, Guccini aveva trascorso parte dell’infanzia proprio a Pavana durante gli anni della guerra, un legame che avrebbe attraversato tutta la sua opera. Prima di affermarsi come interprete, scriveva canzoni per altri: Equipe 84, Nomadi, Caterina Caselli. L’esordio discografico arriva nel 1967 con “Folk beat n. 1”. Da lì una carriera lunga trent’anni di dischi, diciassette album in studio, e un repertorio entrato nella memoria collettiva del paese: “Dio è morto”, “Auschwitz”, “La locomotiva”, “Canzone per un’amica”, “L’avvelenata”, “Noi non ci saremo”. Cinque Targhe Tenco, l’ultima nel 2015 alla carriera, hanno consacrato un percorso che ha saputo tenere insieme canzone popolare, impegno politico e scrittura colta, tra dischi e romanzi.
Cantautore politico per eccellenza, punto di riferimento della sinistra studentesca e dei movimenti di protesta degli anni Settanta, Guccini ha spesso raccontato nei suoi testi vicende anarchiche e operaie, senza mai rinunciare all’ironia tagliente che lo ha reso, insieme, un intellettuale scomodo e un cantore popolare amatissimo.
Il cordoglio è stato immediato e trasversale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha ricordato con parole nette: “Con Francesco Guccini scompare un poeta, un musicista, un intellettuale che ha composto canzoni che hanno segnato questi anni, che parlano di impegno, di giustizia, di uguaglianza”. Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dal mondo della politica e dello spettacolo, a conferma di una statura che andava ben oltre il perimetro della canzone d’autore.
Con Guccini se ne va uno degli ultimi grandi narratori in musica di un’Italia che non c’è più: quella degli osti e dei cantastorie, delle osterie di provincia trasformate in cattedrali di parole, della via Emilia raccontata come un intero paese. La locomotiva, quella della sua canzone più celebre, si è fermata. Restano i dischi, i libri, e una lingua italiana che ha saputo essere insieme popolare e altissima.

dalla Redazione

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