| Si è chiusa il 3 agosto la prima edizione del World Meeting del Dialogo, della Parola e della Comunicazione Socio-Umanitaria tra i Popoli, tre giornate di confronto svoltesi dal 29 al 31 luglio al Salone delle Nazioni del Milano Latin Festival, all’interno del Mind, il Milano Innovation District nato sull’ex area di Expo 2015. L’iniziativa è stata organizzata da Héctor Villanueva, direttore del Salone delle Nazioni e vicepresidente della Federazione Eurandina, insieme a Biagio Maimone, direttore della comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo. Più che un evento a sé, il World Meeting è stato presentato dagli stessi promotori come l’anteprima di un appuntamento istituzionale più ampio, in programma a ottobre a Palazzo Reale di Milano — il 12, secondo quanto riferito dagli organizzatori — con la partecipazione annunciata di rappresentanti istituzionali, diplomatici ed esponenti del mondo culturale e sociale. Le tre giornate hanno messo al centro il dialogo interculturale e interreligioso, la comunicazione etica e il tema dell’integrazione, in un momento in cui il dibattito europeo sulle migrazioni resta acceso: la linea emersa dagli interventi è stata quella di distinguere tra criminalità e immigrazione, puntando su educazione e corresponsabilità come architravi di una convivenza più sicura. Tra i partecipanti, tra gli altri, la vicepresidente della Cumbre Mundial de Comunicación Política Nidia Paulino Valdez, il consigliere regionale lombardo Paolo Romano, la presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano Diana De Marchi, il console generale dell’Ecuador a Milano Juan Carlos Castrillón e diverse realtà associative attive sul territorio, dal mondo consolare latinoamericano alle associazioni di nuove generazioni italiane. L’iniziativa ha avuto la collaborazione dell’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Il quadro che ne esce è quello di una Milano che, tra un concerto reggaeton e uno stand gastronomico del festival latino, prova a ritagliarsi anche un ruolo da laboratorio diplomatico informale: un salone pensato per la festa che diventa, per tre giorni, anche un tavolo di lavoro sulle parole da usare per parlare di integrazione. Resta da vedere se la versione di ottobre a Palazzo Reale, più istituzionale e blindata, riuscirà a tradurre in atti concreti quanto discusso al Mind, o se resterà — come spesso accade con questo genere di forum — un esercizio di buone intenzioni. dalla Redazione ©RIPRODUZIONE RISERVATA |


























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