| Il Consiglio dei ministri ha approvato il 4 agosto il decreto legislativo che adegua la normativa italiana al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (l’AI Act, in vigore dal 2 agosto 2024), disciplinando in particolare l’uso del riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia. Il provvedimento non introduce una tecnologia nuova — il riconoscimento facciale è già impiegato in aeroporti, stadi e archivi di polizia — ma ne ridefinisce per la prima volta i confini giuridici. Il testo arriva dopo settimane turbolente: la versione iniziale aveva sollevato le proteste dell’opposizione e i rilievi del Garante per la protezione dei dati personali e delle istituzioni europee, in particolare sulla possibilità di scansione biometrica in tempo reale sulla folla. Il governo ha quindi rivisto il decreto, mantenendo l’impianto di fondo ma aggiungendo una rete di garanzie più fitta. Nella versione approvata, le telecamere di videosorveglianza potranno continuare a registrare e conservare le immagini dei volti in luoghi pubblici, ma senza alcuna scansione o analisi biometrica in tempo reale sulla folla: l’intelligenza artificiale potrà essere utilizzata solo dopo che un reato è stato commesso, ed esclusivamente per verificare la presenza di uno specifico indiziato. Ogni utilizzo richiederà un doppio vaglio, tra pubblico ministero e giudice, non sarà consentita la creazione di un archivio biometrico permanente e viene rafforzato il ruolo di controllo del Garante privacy. Vietato, inoltre, costruire i database di riferimento con immagini raccolte online: potranno provenire solo da archivi già in uso alle forze dell’ordine o da materiale acquisito legalmente. Nonostante le modifiche, il Garante per la protezione dei dati personali ha mantenuto dubbi significativi, segnalando il rischio che la norma legittimi comunque una raccolta massiva e preventiva di dati biometrici, potenzialmente sproporzionata rispetto agli stessi principi dell’AI Act europeo. Anche nella maggioranza di governo permangono posizioni non del tutto allineate sui tempi e sui limiti dell’attuazione. Il tema, tutt’altro che tecnico, riguarda da vicino anche le grandi città: da Milano a Roma, l’uso di telecamere intelligenti in stazioni, piazze e stadi è già oggetto di sperimentazioni e capitolati pubblici, e le nuove regole nazionali diventeranno il punto di riferimento per chiunque — enti locali, forze dell’ordine, fornitori tecnologici — debba muoversi in questo perimetro. dalla Redazione ©RIPRODUZIONE RISERVATA |
Riconoscimento facciale, il governo stringe (un po’): via libera del CdM tra garanzie e polemiche


























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