| Dieci colpi esplosi dal balcone in pochi secondi, nel buio, contro sagome che si muovevano nel cortile. È bastato questo, a Baldissero d’Alba, in provincia di Cuneo, perché una nottata di paura si trasformasse in tragedia: Roberto Mollo, 35 anni, autotrasportatore, ha ucciso con un colpo di pistola regolarmente detenuta Gjovalin Lazri, 36 anni, residente a Torino, che insieme ad altri quattro o cinque complici si era introdotto nel cortile della sua cascina in ristrutturazione. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, tra le due e le due e mezza di notte tra sabato 19 e domenica 20 settembre Mollo ha sentito rumori sospetti, si è affacciato al balcone e ha visto un gruppo di persone nella proprietà. Invece di limitarsi a chiamare le forze dell’ordine, ha imbracciato l’arma e ha sparato dieci volte verso il buio. Un colpo ha ucciso Lazri, che aveva precedenti penali per reati contro il patrimonio; gli altri sono fuggiti e sono ricercati dai carabinieri. Sentito dagli inquirenti, lo stesso Mollo ha ammesso: “Mi sono spaventato, ho sbagliato”, dicendosi ora terrorizzato all’idea di finire in carcere. Sono proprio queste parole, più delle circostanze, a riportare al centro una domanda che l’Italia si pone ogni volta che accade un episodio simile: avere un’arma in casa rende davvero più sicuri, o moltiplica il rischio che la paura, in una manciata di secondi, prenda il sopravvento sul giudizio? Dieci colpi sparati al buio, verso sagome indistinte, sono la misura di quanto la reazione istintiva possa allontanarsi dal controllo lucido che la legge, anche dopo la riforma del 2019 sulla legittima difesa, continua a richiedere. La Procura di Asti, che coordina le indagini per omicidio volontario, dovrà stabilire con autopsia e perizia balistica — entrambe fissate per oggi — se si sia trattato di difesa legittima o di una reazione andata oltre ogni proporzione. La famiglia della vittima, tramite i legali, ha dichiarato di non cercare vendetta ma “solo che la giustizia faccia il suo corso”. Il caso è già stato accostato a quello di Mario Roggero, che nel 2021, sempre nel Cuneese, uccise due dei tre rapinatori della sua gioielleria: un precedente che dimostra come, in situazioni di paura estrema, un’arma custodita per proteggere possa trasformarsi nello strumento di una tragedia irreversibile, per chi la impugna non meno che per chi la subisce. dalla Redazione ©RIPRODUZIONE RISERVATA |
Cuneo, 20 settembre: dieci colpi nel buio, il prezzo di un’arma in casa

























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