| Ventuno ore di apprensione, ricerche, un fascicolo aperto per sequestro di persona. Poi la scoperta che ribalta tutto: nessun rapimento, ma una challenge vista su YouTube. È la vicenda di Benedetta e Domitilla, dodici e otto anni, le due sorelline di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, scomparse venerdì sera e ritrovate sabato pomeriggio all’interno di un negozio di abbigliamento del paese, gestito da una donna cinese. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, che ha coordinato le indagini dei carabinieri, ha confermato nei giorni scorsi la ricostruzione: le bambine si sono introdotte nell’esercizio commerciale approfittando delle operazioni di chiusura, con l’intenzione di trascorrervi la notte. All’origine della scelta, la visione ripetuta di video di una challenge diffusa sui social — “Tutta la notte in un negozio” — in cui alcuni influencer raccontano ai follower l’esperienza di nascondersi in negozi o magazzini eludendo i controlli di sicurezza, per poi uscire indisturbati il giorno successivo. Contenuti che, secondo quanto emerso dalle indagini, totalizzano milioni di visualizzazioni. Gli accertamenti hanno escluso qualsiasi coinvolgimento di terzi: a maturare l’idea sarebbe stata la maggiore delle due sorelle, che avrebbe poi coinvolto la più piccola, all’insaputa del padre. Per questo la Procura ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto inizialmente per sequestro di persona. La vicenda riporta al centro un tema già affrontato più volte dalle cronache: l’esposizione dei minori a contenuti social che trasformano comportamenti rischiosi in performance da imitare. Non si tratta, in questo caso, di una “blackout challenge” o di sfide che mettono a rischio l’incolumità fisica in senso stretto, ma della stessa logica di fondo: la ricerca di visibilità che spinge bambini e adolescenti a riprodurre gesti visti online, senza cogliere fino in fondo le conseguenze — in questo caso, ore di paura per una famiglia intera e la mobilitazione delle forze dell’ordine. Resta il nodo, tutt’altro che nuovo, della responsabilità delle piattaforme nella diffusione di contenuti che normalizzano condotte pericolose per un pubblico giovanissimo, e quello, altrettanto delicato, della vigilanza degli adulti sull’uso dei dispositivi da parte dei più piccoli. dalla Redazione ©RIPRODUZIONE RISERVATA |
Sparire per apparire: la notte “social” delle sorelline di San Cataldo


























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