Piano Casa, a Milano si è tenuto il confronto sull’emergenza abitativa: dalle risorse alla sfida della casa come infrastruttura sociale ed economica


Il Piano del Governo, il patrimonio pubblico, il lavoro e il futuro delle città al centro del confronto
 
Milano, 29 settembre 2026 – Si è tenuto ieri pomeriggio, nella Sala Turismo di Confcommercio Milano, il convegno “Piano Casa: dall’emergenza abitativa a una risposta per l’Italia”, promosso dall’impresa sociale Milano PerCorsi, con il coinvolgimento di Italia Professioni.
Al centro del confronto una questione ormai decisiva per il Paese: il costo della casa non è più soltanto un problema abitativo, ma incide direttamente su lavoro, redditi, sviluppo economico, mobilità, demografia, qualità urbana e coesione sociale.
Milano rappresenta uno dei territori nei quali il problema emerge con maggiore evidenza. Affitti elevati, difficoltà di giovani e famiglie, esigenze dei lavoratori e patrimonio pubblico da recuperare impongono una politica capace di passare dall’emergenza alla programmazione.
In questo quadro si inserisce il Piano Casa del Governo, che punta a rendere disponibili circa 100 mila alloggi nell’arco di dieci anni, attraverso un insieme di interventi che coinvolgono edilizia residenziale pubblica e sociale, housing sociale e investimenti privati. Il quadro complessivo prevede oltre 10 miliardi di euro di risorse pubbliche.
Uno dei punti centrali riguarda il recupero del patrimonio esistente: l’obiettivo indicato è intervenire su circa 60 mila alloggi pubblici oggi non disponibili perché necessitano di manutenzione e riqualificazione.
Nella fase iniziale il Governo aveva indicato 950 milioni di euro per avviare il programma di recupero e manutenzione del patrimonio pubblico. La successiva articolazione normativa ha definito il programma straordinario per il periodo 2026-2030, inserendolo nel più ampio quadro del Piano Casa.
Il Piano si sviluppa inoltre attraverso l’housing sociale e la mobilitazione di investimenti privati, con l’obiettivo di aumentare l’offerta di abitazioni a prezzi accessibili.
La questione centrale emersa dal convegno è stata quindi quella dell’attuazione: come trasformare risorse, patrimonio e strumenti pubblici in case realmente disponibili per chi vive e lavora in Italia?
È da questa domanda che è partito il confronto.
Ad aprire i lavori è stato Marcello Guadalupi, presidente di Milano PerCorsi – Impresa Sociale e Presidente della Fondazione dei Commercialisti di Milano, promotore e organizzatore dell’incontro.
Il suo intervento ha collocato subito il tema dentro una prospettiva sociale: prima ancora di chiedersi quanto costruire, occorre capire quanto patrimonio esistente possa essere recuperato e rimesso in circolo. Immobili sfitti, alloggi inutilizzati, cantieri e strutture da rigenerare possono diventare una parte importante della risposta alla domanda abitativa.
I saluti di Italia Professioni sono stati portati dal segretario, architetto Massimo Loiacono, che ha rappresentato l’associazione nel corso dell’incontro.
Il tema del patrimonio pubblico è stato quindi ripreso, con una prospettiva nazionale, da Felice Squitieri, architetto e commissario straordinario per il Piano Casa, intervenuto in collegamento.
Il ruolo affidatogli dal Governo è particolarmente significativo perché riguarda la ricognizione dei fabbisogni e la programmazione degli interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale. Entro il 2027 il commissario è chiamato a lavorare sulla ricognizione degli immobili pubblici da destinare a progetti di edilizia sociale e sull’individuazione degli interventi necessari.
Il suo intervento ha dato concretezza a uno dei punti centrali del Piano: recuperare ciò che già esiste.
Il primo obiettivo riguarda infatti gli alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi vuoti o non assegnabili perché necessitano di interventi. Non si tratta soltanto di una questione immobiliare, ma di una scelta di politica pubblica: rimettere in funzione un patrimonio che esiste già significa trasformare risorse immobiliari inutilizzate in una risposta immediata a una domanda abitativa reale.
Lo stesso Squitieri ha indicato la ricognizione del patrimonio e la sua riqualificazione come uno dei passaggi decisivi della fase attuativa.
La dimensione del programma dà la misura della sfida: il Piano nazionale punta al recupero di circa 60 mila alloggi pubblici e a un ampliamento dell’offerta abitativa attraverso diversi strumenti, compreso l’housing sociale.
La fase decisiva sarà quindi quella dell’attuazione: conoscere gli immobili, stabilire le priorità, distribuire le risorse e trasformare i programmi in cantieri e poi in abitazioni effettivamente disponibili.
È qui che la figura del commissario assume un peso particolare, perché deve fare da raccordo tra patrimonio, fabbisogni territoriali e interventi concreti.
L’onorevole Roberto Traversi ha richiamato i diversi pilastri del Piano nazionale, dal patrimonio dello Stato alle risorse pubbliche fino al coinvolgimento del settore privato.
Una pluralità di strumenti necessaria per affrontare una domanda che, per dimensione e caratteristiche, non può essere ricondotta a una sola forma di edilizia.
Federico Bottelli, presidente della Commissione Casa e Piano Quartieri del Comune di Milano, ha riportato il ragionamento alla realtà della città.
La questione delle case vuote e del patrimonio inutilizzato diventa centrale, così come la necessità di superare procedure eccessivamente complesse.
Il tema non è soltanto trovare risorse, ma creare le condizioni perché quelle risorse possano tradursi rapidamente in alloggi. La stessa amministrazione milanese sta lavorando sul recupero del patrimonio pubblico e sulla destinazione di immobili comunali a forme di affitto accessibile.
Alessandro Verri, consigliere comunale e capogruppo della Lega al Comune di Milano, ha sottolineato la difficoltà di quella fascia di famiglie e lavoratori che si trova in una sorta di terra di mezzo: troppo ricca per l’edilizia popolare, ma con redditi insufficienti per sostenere gli attuali livelli del mercato privato.
È uno dei nodi più delicati della questione abitativa contemporanea, perché amplia il problema oltre il tradizionale concetto di emergenza sociale.
Fabrizio De Pasquale, vicesegretario di Forza Italia, ha richiamato invece la funzione pubblica della casa, recuperando la memoria degli istituti delle case popolari e del Piano Fanfani.
Il senso del suo intervento è stato quello di ricondurre l’abitare dentro una concezione più ampia del welfare: la casa non come semplice bene immobiliare, ma come servizio essenziale, da integrare con scuola, assistenza, servizi di prossimità e qualità urbana.
Ma è stato Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, Demanio e Piano Straordinario Casa del Comune di Milano, ad allargare maggiormente l’orizzonte della discussione.
Nel suo intervento la questione abitativa è diventata una questione di modello urbano. Milano, ha sottolineato, non può essere letta soltanto entro i confini amministrativi del Comune: il mercato della casa è già metropolitano e le politiche devono necessariamente confrontarsi con questa realtà.
Per Conte, dunque, parlare di casa significa parlare contemporaneamente di trasporto pubblico, servizi, lavoro e organizzazione dello spazio urbano.
Una casa accessibile non è realmente tale se costringe chi la abita a percorrere ogni giorno grandi distanze per raggiungere il posto di lavoro o i servizi essenziali.
L’abitare diventa così una vera infrastruttura sociale e deve essere progettato insieme alla mobilità e alla rigenerazione dei quartieri.
In questa prospettiva si inserisce anche il riferimento a Vienna, indicata come esperienza europea da osservare per la capacità di costruire nel tempo una politica abitativa strutturale, nella quale il patrimonio pubblico e sociale costituisce una componente permanente dell’offerta.
Il confronto con Vienna serve soprattutto a porre una domanda sul modello di città: se la casa viene considerata una parte stabile del welfare, allora deve entrare stabilmente anche nelle politiche pubbliche, nella programmazione urbana e nelle strategie di sviluppo.
Conte ha inoltre posto al centro il tema del patrimonio esistente. Il Comune di Milano ha avviato una strategia che punta a recuperare immobili pubblici, anche quelli precedentemente destinati alla vendita, e a destinarli all’affitto accessibile.
In questo percorso, Conte ha annunciato anche la nascita della Società della Casa, una nuova società partecipata interamente pubblica dedicata all’housing sociale, con una struttura di governance da integrare o sviluppare a partire dalle competenze di MM. La società dovrebbe occuparsi della gestione e della valorizzazione del patrimonio pubblico destinato all’affitto a canone calmierato, anche attraverso l’acquisizione e la rigenerazione di immobili, mentre la proprietà degli immobili resterebbe in capo al Comune di Milano. Le linee guida prevedono inoltre un contributo in conto capitale e il possibile conferimento di immobili comunali o da acquisire. La struttura societaria e il piano economico-finanziario dovrebbero essere definiti entro ottobre e sottoposti al Consiglio comunale per l’approvazione.
La prospettiva di Conte, quindi, non si limita alla quantità degli alloggi. Il punto è costruire un sistema nel quale patrimonio pubblico, investimento privato, trasporto, servizi e pianificazione territoriale concorrano alla stessa finalità: mantenere l’abitare dentro la città e non trasformare il costo della casa in un fattore di espulsione sociale.
Luca Stanzione, segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, ha riportato il tema al rapporto tra reddito e costo della casa.
Se il salario non cresce in rapporto alla spesa abitativa, anche chi dispone di un lavoro rischia di vedere ridotta drasticamente la propria capacità economica.
È per questo che, nella sua lettura, la questione abitativa riguarda sempre più anche la popolazione a reddito medio.
Enrico Marcora, consigliere comunale, ha richiamato la necessità di una politica nazionale della casa capace di garantire continuità e coordinamento.
Il tema, nella sua prospettiva, richiede una strategia che non sia affidata a interventi isolati, ma che sappia garantire programmazione e continuità nel tempo.
Bruno Dapei, direttore dell’Osservatorio Metropolitano di Milano, ha inserito il problema nella trasformazione demografica della città.
La crescita dei nuclei unipersonali e la riduzione della dimensione media delle famiglie cambiano infatti anche la domanda abitativa: non servono soltanto più case, ma case coerenti con una società che ha modificato profondamente il proprio modo di vivere.
Ha concluso i lavori Natale Carapellese, presidente del Municipio 5 di Milano, riportando il confronto alla dimensione territoriale e alle esigenze concrete dei quartieri.
La dimensione municipale rappresenta infatti un punto di osservazione diretto sulle trasformazioni sociali, demografiche e abitative che attraversano la città.
Dal confronto è emersa una questione che supera la sola dimensione edilizia.
La politica della casa si intreccia con la politica economica, il lavoro, la mobilità, la trasformazione demografica, la rigenerazione urbana e la coesione sociale.
I numeri del Piano Casa danno la misura della sfida: circa 100 mila alloggi nell’arco di dieci anni, oltre 10 miliardi di euro di risorse pubbliche complessive e circa 60 mila alloggi pubblici da recuperare, con il primo stanziamento annunciato di 950 milioni di euro per avviare il programma di recupero del patrimonio pubblico.
La vera partita riguarda la capacità di trasformare finanziamenti, patrimonio e programmazione in risultati concreti: immobili recuperati, cantieri aperti, abitazioni disponibili e famiglie realmente messe nelle condizioni di accedere a una casa.
Il Piano Casa diventa così un banco di prova per la capacità delle istituzioni di trasformare risorse e strumenti in una politica abitativa strutturale.
Dall’emergenza alla programmazione, dal patrimonio inutilizzato alle abitazioni disponibili, dalle risorse agli interventi: è in questo passaggio che si misura la capacità di una politica della casa di incidere sulla vita delle persone, sul lavoro e sulla competitività dei territori.
La sfida non è soltanto costruire più abitazioni, ma creare le condizioni perché la casa torni a essere una possibilità concreta per chi vive e lavora in Italia.
Il convegno ha quindi riportato al centro una questione destinata a incidere profondamente sul futuro del Paese: garantire l’accesso alla casa significa affrontare contemporaneamente una questione economica, sociale, urbana e di sviluppo.

dalla Redazione
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