Esportare il modello Albania: dopo Ceuta, Roma vuole hub ovunque

La crisi migratoria di Ceuta, esplosa nello scorso weekend con decine di migliaia di attraversamenti irregolari nell’enclave spagnola e rientrata quasi con la stessa rapidità con cui era divampata, diventa il detonatore politico che l’Italia aspettava. Al vertice d’emergenza dei ministri dell’Interno dei Ventisette, convocato per domani 4 agosto a Bruxelles, il ministro Matteo Piantedosi presenterà una proposta per trasformare il “modello Albania” da esperimento bilaterale a strumento europeo: hub per il rimpatrio dei migranti irregolari, finanziati con fondi comunitari e collocati in Paesi terzi.
L’elenco preliminare dei possibili partner, circolato tra le fonti diplomatiche e ripreso da più testate, comprende Rwanda, Uganda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Etiopia, oltre a Montenegro, Armenia e Uzbekistan: un mix di Africa subsahariana, Nord Africa e Balcani che ricalca la logica dei centri di Gjader, ribattezzata su scala continentale. Il ragionamento del Viminale è quello già sperimentato con Tirana: esternalizzare le procedure d’asilo, velocizzare le espulsioni e scoraggiare le partenze con controlli rafforzati alle frontiere interne. A Bruxelles la proposta italiana arriverebbe accompagnata da un incentivo commerciale, secondo quanto riportato da alcune fonti giornalistiche: dazi ridotti per i Paesi che collaborano sui rimpatri, una leva negoziale che aggiunge peso economico a uno strumento finora solo migratorio.
Sul fronte interno, il centro di Gjader resta il banco di prova: il Viminale punta a renderlo pienamente operativo entro fine anno, “anche prima se si risolvono i problemi giudiziari”, ha detto Piantedosi, riferendosi ai ricorsi che ne hanno finora limitato l’uso.
Resta da capire se la Commissione europea, chiamata a valutare la proposta, sia disposta a intestarsi un modello che finora ha diviso la stessa maggioranza di governo italiana e sollevato più di un’obiezione dai tribunali nazionali. Ceuta ha mostrato quanto in fretta una crisi migratoria possa precipitare e quanto altrettanto in fretta possa rientrare: la vera scommessa di Roma è convincere Bruxelles che i centri esternalizzati siano la soluzione strutturale, non solo la risposta d’emergenza a un’estate difficile.


dalla Redazione

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