Il “Piscinin” che il Milan non ha mai sostituito: Milano dice addio a Franco Baresi

Franco Baresi è morto venerdì scorso, 31 luglio, all’età di 66 anni, dopo una lunga battaglia contro un nodulo polmonare scoperto nell’estate 2025 con un controllo di routine. Operato ad agosto con tecnica mininvasiva, l’ex capitano rossonero era tornato a San Siro già a dicembre per assistere a una partita del Milan, e la sua ultima apparizione pubblica risale a febbraio, quando aveva portato la torcia olimpica allo stadio insieme a Giuseppe Bergomi in occasione della cerimonia di apertura di Milano-Cortina. I funerali si terranno domani, martedì 4 agosto, alle 11 nella Basilica di Sant’Ambrogio: il Comune di Milano ha proclamato il lutto cittadino.
Chiamato “Piscinin” per la sua statura minuta, Baresi ha vestito una sola maglia in tutta la carriera: quella del Milan, dal 1977 al 1997, di cui è stato capitano per quindici stagioni consecutive. Con il club rossonero ha vinto sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe UEFA e quattro Supercoppe italiane, diventando il perno di una delle difese più forti nella storia del calcio, quella costruita da Arrigo Sacchi e poi guidata da Fabio Capello insieme a Mauro Tassotti, Paolo Maldini e Alessandro Costacurta. Il suo numero 6 non è mai più stato assegnato a un altro giocatore rossonero.
In nazionale, Baresi vinse il Mondiale del 1982 da riserva e guidò l’Italia da capitano fino alla finale del Mondiale statunitense del 1994, quella persa ai rigori contro il Brasile a Pasadena. Reduce da un’operazione al menisco, giocò comunque la finale e sbagliò il primo rigore azzurro nella lotteria dei tiri decisivi: l’unico neo, secondo molti il più umano, in una carriera altrimenti impeccabile.
Il mondo del calcio si è stretto attorno alla famiglia Baresi nei giorni scorsi, dall’annuncio del Milan sui propri canali social fino ai messaggi dei compagni di una vita, Maldini in testa. Resta l’immagine di un difensore che ha attraversato tre decadi di calcio italiano senza mai cambiare casacca, e di un capitano che, come si legge in molti dei tributi di queste ore, “non ha mai lasciato il campo davvero”.


dalla Redazione

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