Professioni regolamentate, la riforma avanza: specializzazioni per 15 Ordini.

Si apre una strada nuova per le specializzazioni professionali in Italia. La II Commissione di Palazzo Madama — la Commissione Giustizia del Senato — ha ingranato la marcia sull’esame delle proposte di modifica al disegno di legge delega di riordino generale delle professioni (DDL 1663), un provvedimento atteso da anni dalle categorie ordinistiche e che tocca direttamente la vita professionale di centinaia di migliaia di lavoratori italiani.

La svolta arriva grazie a un emendamento presentato dal Partito Democratico, a firma dei parlamentari Alfredo Bazoli, Franco Mirabelli, Anna Rossomando e Walter Verini. Il testo, approvato in commissione, prevede che siano i Consigli Nazionali di ciascun Ordine o Collegio, insieme alle strutture territoriali, a organizzare i corsi di specializzazione per le rispettive categorie professionali. Le iniziative formative potranno svolgersi anche in convenzione con le università: un punto non scontato, che apre la porta a percorsi più strutturati e accademicamente riconosciuti.
Il disegno di legge, anticipato nei giorni scorsi da ItaliaOggi, era partito con circa 80 proposte di modifica. Alcune di esse sono state dichiarate inammissibili, altre hanno trovato l’opposizione del governo, ma il testo del centrosinistra ha trovato spazio su un punto chiave: la specializzazione non cambierà il perimetro delle competenze. La formulazione adottata chiarisce infatti che «le norme che dispongono l’innalzamento dei titoli di studio per l’accesso alla professione non modificano l’ambito delle competenze stabilito dalla normativa vigente» — anche con riguardo alle «attività attribuite o riservate, in via esclusiva o meno, a ciascuna categoria, anche rispetto agli iscritti all’albo con il titolo di studio inferiore».
In altre parole: formarsi di più non significa escludere chi si è formato di meno. Una garanzia per chi è già nell’Ordine.

L’impatto della riforma è tutt’altro che circoscritto. Il provvedimento si applicherà a un nutrito segmento di professioni regolamentate: agrotecnici, architetti, assistenti sociali, attuari, consulenti del lavoro, consulenti in proprietà industriale, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, giornalisti, ingegneri, periti agrari, periti industriali, spedizionieri doganali, tecnologi alimentari.
Quindici categorie, migliaia di iscritti in tutta Italia. Un segnale che il legislatore intende mettere mano, in modo organico, al sistema delle professioni ordinistiche che in Italia impiega oltre tre milioni di persone.
Al testo base si sono aggiunti emendamenti trasversali, che portano le firme della maggioranza.
Su impulso dei senatori di Fratelli d’Italia Paola Mancini e Gianni Berrino, all’articolo 2 del provvedimento — quello sui principi e criteri direttivi che l’Esecutivo dovrà seguire nell’emanare i decreti attuativi — viene inserito un nuovo riferimento esplicito: agli iscritti agli albi andrà «riconosciuta competenza specifica nelle materie oggetto della professione», con l’indicazione puntuale delle attività di consulenza che avranno facoltà di svolgere. Lo stesso gruppo parlamentare ha anche incassato una correzione che fissa un principio di liberalizzazione residuale: «tutte le attività che la legge non indica come riservate a una o più professioni sono libere e possono essere svolte da tutti» gli ordinisti.
Un ulteriore emendamento targato FdI chiarisce la natura degli Ordini: questi e i loro organi direttivi, territoriali e nazionali, in quanto enti pubblici non economici, agiscono per «tutelare gli interessi connessi all’esercizio professionale» e non svolgono «attività sindacale». Una distinzione giuridicamente rilevante, che delimita il campo d’azione degli Ordini rispetto ai sindacati di categoria.
Dalla Lega arriva invece una norma a tutela della trasparenza elettorale interna: la correzione firmata dalla senatrice Erika Stefani stabilisce che «i risultati del voto elettronico» per il rinnovo dei vertici delle categorie «siano conservati per l’intera durata del mandato dell’organo eletto» e possano essere mostrati «agli aventi diritto». Un piccolo ma significativo presidio di accountability democratica all’interno degli Ordini.

Resta invece in attesa la riforma della professione forense (DDL 2629). Il testo, votato dalla Camera in prima lettura — come riferito da ItaliaOggi del 27 maggio scorso — non è stato ancora trasmesso alla Commissione Giustizia del Senato. Gli avvocati, categoria tra le più numerose e influenti tra le professioni ordinistiche, restano quindi fuori dal perimetro immediato di questa tornata riformatrice.
Il quadro: perché questa riforma arriva ora
Il DDL 1663 si inserisce in un contesto più ampio di ridisegno del sistema professionale italiano, che da anni soffre di una stratificazione normativa complessa, nata dall’accumulazione di riforme parziali e spesso sovrapposte. Il tema della formazione continua e specialistica è al centro del dibattito europeo: la direttiva UE sulle qualifiche professionali e le spinte verso la mobilità dei professionisti nel mercato unico richiedono standard più riconoscibili e verificabili.
Sul piano domestico, la pressione delle categorie ordinistiche — che chiedono da tempo un riconoscimento più netto delle competenze specialistiche — si intreccia con il dibattito sulla libera concorrenza nei servizi professionali, un dossier su cui la Commissione Europea ha più volte richiamato l’Italia.


dalla Redazione
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