| Ogni anno il 5 giugno il mondo si ferma — almeno simbolicamente — per celebrare la Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita nel 1972 dalle Nazioni Unite. Quest’anno, però, la ricorrenza arriva in un momento di densità storica eccezionale: una guerra in Medio Oriente che spinge l’inflazione energetica in tutta Europa, una Banca Centrale Europea pronta ad alzare i tassi il prossimo 11 giugno, un Parlamento italiano che ha appena approvato la legge sul nucleare sostenibile, e un Terzo Settore che, secondo gli ultimi dati Istat, non è mai stato così presente e così radicato nella vita delle comunità fragili del Paese. La campagna globale 2026, ospitata in Azerbaijan e coordinata dall’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), si presenta sotto il motto #NowForClimate. Il messaggio è esplicito: non ci sono più scuse per rinviare. Milioni di persone in tutto il mondo — organizzazioni non governative, scuole, aziende, movimenti giovanili — partecipano oggi a pulizie di parchi urbani, eventi educativi, maratone digitali e forum di policy. L’ironia della storia non sfugge agli osservatori: mentre le piazze si riempiono di attivisti climatici, i mercati finanziari trattano petrolio in rialzo per effetto delle tensioni attorno allo Stretto di Hormuz. La guerra tra USA e Iran — con le sue ripercussioni sulle rotte del greggio — ha già rivisto al rialzo le previsioni d’inflazione dell’Eurozona per il 2026, portandole ben oltre il 2,6% inizialmente stimato dalla BCE nel marzo scorso. Lo ha confermato la presidente Christine Lagarde a maggio: la revisione al rialzo è ormai certa. Sul fronte interno, la settimana si è aperta con un voto storico alla Camera: approvata la legge sul nucleare sostenibile. È un segnale di discontinuità rispetto a decenni di politica energetica italiana — e arriva proprio quando il costo dell’energia pesa sulla competitività delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie. Il governo Meloni ha inoltre ottenuto da Bruxelles una flessibilità di bilancio di 14 miliardi di euro in tre anni da destinare al contrasto del caro energia. Il tempismo non è casuale. L’Unione Europea sta elaborando il suo “pacchetto di sovranità tecnologica europea” — semiconduttori, intelligenza artificiale, cloud, open source — in risposta alla dipendenza energetica e digitale che le crisi geopolitiche degli ultimi anni hanno reso insostenibile. Nel frattempo, Bruxelles e Washington hanno raggiunto un accordo provvisorio che fissa al 15% il tetto dei dazi americani sui prodotti europei, anche se nuove tensioni sui beni prodotti con lavoro forzato rischiano di riaprire il contenzioso. Non mancano, infine, le buone notizie dalla ricerca. Due scoperte di questi giorni stanno ridisegnando l’orizzonte della transizione energetica e della tecnologia: Un team di fisici ha sviluppato un chip fotonico in grado di generare, orientare e leggere informazioni basate sulla luce in un unico dispositivo integrato: un passo decisivo verso il calcolo quantistico ultraveloce e a basso consumo energetico. Ricercatori dell’Università di Birmingham hanno creato un catalizzatore a base di perovskite capace di scindere l’acqua in idrogeno a temperature molto più basse rispetto ai metodi attuali, rendendo l’idrogeno pulito potenzialmente accessibile su scala industriale. Sono scoperte che arrivano nel momento giusto — quando la dipendenza dai combustibili fossili non è più solo una questione ambientale, ma geopolitica ed economica. Il messaggio di quest’anno — #NowForClimate — vale per i governi. Ma vale anche per ciascuno di noi. Annalisa Guadalupi ©RIPRODUZIONE RISERVATA |
Giornata Mondiale dell’Ambiente 2026: la crisi climatica stretta tra guerra, energia e il coraggio del Terzo Settore

























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