Inflazione al 3,3%, Pil frenato allo 0,2%: l’energia torna a mordere le famiglie italiane

L’Istat certifica un quadro economico a due velocità. Secondo il comunicato “Prezzi al consumo (dati provvisori) – Agosto 2026”, pubblicato il 1° settembre, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) segna +0,5% su base mensile e +3,3% su base annua, in accelerazione dal +2,9% di luglio: il livello più alto da quasi tre anni.
A spingere la fiammata sono i beni energetici: quelli non regolamentati passano dall’11,4% al 16,9% annuo, i regolamentati dal 14,8% al 18,8%. In controtendenza, decelerano i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (dal 3,0% al 2,6%) e i servizi di trasporto (dall’1,6% allo 0,9%). L’inflazione di fondo, calcolata al netto di energetici e alimentari freschi, rallenta lievemente al 1,5% (da 1,6%), e il cosiddetto “carrello della spesa” resta stabile all’1,0%. L’inflazione acquisita per il 2026 sale al 2,9%.
Sul fronte della crescita, l’Istat conferma nei conti economici trimestrali un Pil in aumento dello 0,2% nel secondo trimestre rispetto ai primi tre mesi dell’anno, e dell’1,0% su base annua — dato che conferma le stime preliminari diffuse il 30 luglio. Il secondo trimestre ha registrato lo stesso numero di giornate lavorative del precedente.
Le associazioni dei consumatori hanno iniziato a quantificare l’impatto sui bilanci familiari: secondo stime di Codacons, l’aggravio medio annuo per una famiglia tipo sarebbe di circa 1.091 euro, che salirebbero a 1.507 euro per un nucleo con due figli.
Il dosaggio tra crescita anemica e prezzi che riaccelerano lascia poco margine di manovra: con un Pil che avanza a fatica e l’energia che torna a pesare sui consumi, la tenuta del potere d’acquisto delle famiglie italiane sarà uno dei nodi centrali della manovra economica in discussione nelle prossime settimane. I prossimi dati da monitorare saranno l’inflazione di settembre, attesa il 30 dello stesso mese, e l’evoluzione dei prezzi energetici in vista dell’autunno.
 
dalla Redazione
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