1° maggio: la domanda di lavoratori stranieri da parte delle imprese italiane supera un milione di assunzioni 

A guidare le richieste è il settore dei servizi operativi, seguito da turismo e commercio. Ma agli immigrati vanno i lavori meno qualificati

In occasione della Festa del Lavoro del 1° maggio, Fondazione ISMU ETS evidenzia che nel 2023 la domanda di personale immigrato da parte delle imprese italiane nei settori secondario e terziario supera per la prima volta la previsione di un milione di assunzioni.

Dai dati sulle previsioni di assunzione di personale immigrato da parte delle imprese italiane, stimate grazie al sistema di monitoraggio Unioncamere-Excelsior, pubblicate nel volume Lavoratori immigrati realizzato in collaborazione con il Settore Lavoro e Welfare di Fondazione ISMU ETS, emerge che a guidare le richieste è il settore dei servizi, che assorbe oltre 7 assunzioni programmate su 10, grazie soprattutto al comparto dei servizi alle imprese, che da solo totalizza oltre 321mila ingressi. Seguono il turismo, con 207mila ingressi; i servizi alle persone con quasi 125mila, e il commercio, con 101mila. Per quanto riguarda l’industria, i fabbisogni di personale immigrato riguardano soprattutto l’industria manifatturiera (173mila) e le costruzioni (118mila).

Fig. 1 – Domanda di personale immigrato. Valori assoluti e percentuali sul totale delle assunzioni programmate. Anni 2018-2023
Dati Unioncamere-Excelsior

I fabbisogni di personale immigrato per settore produttivo. Anno 2023

Industria 303.050 (28,7% del totale), di cui:

  • Manifatturiera: 173.580 (+11,0% rispetto al 2022)
    • Costruzioni: 118.680 (+25,5% rispetto al 2022)
    • Public utilities (energia, acqua, gas, ecc.): 10.790 (+55,2% rispetto al 2022)

Servizi 754.570 (71,3% del totale), di cui:

  • Servizi alle imprese: 321.580 (+9,0% rispetto al 2022)
    • Turismo: 207.020 (+23,5% rispetto al 2022)
    • Servizi alle persone: 124.850 (+7,4% rispetto al 2022)
    • Commercio: 101.120 (+18,2% rispetto al 2022)

Dati Unioncamere-Excelsior

Agli stranieri i lavori meno qualificati. La domanda di lavoratori riflette in buona misura i tratti tipici del “modello” italiano di integrazione, che vede gli immigrati inseriti nei lavori a più bassa qualificazione (circa 3 assunzioni su 10). Prevalgono, infatti, figure come gli addetti alle pulizie di uffici ed esercizi commerciali (128mila assunzioni previste) e i camerieri (74mila), ma c’è anche una pressante richiesta per coprire ruoli che scontano grosse difficoltà di reclutamento, spesso anche di tipo specializzato, come conduttori di mezzi pesanti e camion (66mila). Tra le altre figure richieste: commessi per le vendite al minuto (59mila), addetti all’imballaggio e al magazzino (58mila), muratori (54mila), cuochi in alberghi e ristoranti (42mila), addetti alla preparazione e distribuzione di cibo (29mila) e operatori qualificati dei servizi sanitari e sociali (25mila).

I profili di immigrati maggiormente richiesti in valore assoluto. Anno 2023

  • Professioni qualificate nel commercio e nei servizi: 285mila
  • 74mila camerieri
    • 59mila commessi vendite al minuto
    • 42mila cuochi in alberghi e ristoranti
    • 29mila addetti alla preparazione e distribuzione di cibo
    • 25mila operatori qualificati dei servizi sanitari e sociali
  • Professioni non qualificate: 263mila
  • 128mila addetti ai servizi di pulizia di uffici ed esercizi commerciali
    • 58mila addetti all’imballaggio e al magazzino
  • Operai specializzati: 188mila
  •          54mila muratori          
  • Conduttori di impianti e operai di macchinari fissi e mobili: 162mila
  • 66mila conduttori di mezzi pesanti e camion

Dati Unioncamere-Excelsior

Dai dati elaborati da ISMU emerge l’essenzialità dell’inserimento di nuovi stranieri per la copertura di profili professionali già fortemente caratterizzati dalla loro presenza, come nel caso degli operatori delle mense (oltre quattro assunzioni di stranieri su dieci) e delle professioni sanitarie. Professioni – in particolare queste ultime – per le quali non è affatto detto che i datori di lavoro trovino un’offerta disponibile.

I profili di immigrati maggiormente richiesti in percentuale sul totale di assunzioni programmate. Anno 2023

  • Professioni non qualificate: 29,4%
  • Addetti ai servizi di pulizia di uffici ed esercizi commerciali: 33,8%
  • Conduttori di impianti e operai di macchinari fissi e mobili: 24,4%
  • Addetti alle macchine confezionatrici di prodotti industriali: 28,8%
    • Operai specializzati: 22,5%
  • Professioni qualificate nel commercio e nei servizi: 17,8%
  • Addetti alla preparazione e distribuzione di cibo: 43,8%
    •  Operai qualificati dei servizi sanitari e sociali: 32,6%  
  • Professioni tecniche: 11,6%
  • Professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche: 35,8%

Dati Unioncamere-Excelsior

L’Italia è il Paese con l’età media delle forze lavoro più elevata. Dai dati elaborati da Fondazione ISMU ETS emerge una altissima quota di assunzioni di immigrati per le quali le imprese avvertono difficoltà di reclutamento. Il fabbisogno delle imprese supera l’offerta. Il che appare ancora più rilevante se si considera che, nei prossimi anni, le aziende italiane dovranno misurarsi con la necessità di assicurare il turnover generazionale delle folte coorti di boomers – e successivamente di appartenenti alla generazione X – che usciranno dall’età attiva. L’Italia infatti è, insieme alla Bulgaria, il Paese europeo con l’età media delle forze lavoro più elevata. Nel 2026 ben un residente ogni quattro avrà più di 65 anni. Dal 2029 al 2041, secondo Eurostat, l’Italia perderà ogni anno più di 200mila persone in età attiva, con una media di 289mila unità annue in meno.

Fig. 2 – Le difficoltà di reclutamento di personale immigrato. Valori percentuali, anni 2019 e 2023

Dati Unioncamere-Excelsior

La competenza più richiesta è la flessibilità. Se si passa a esaminare le competenze più richieste dalle imprese, dalle elaborazioni del database Excelsior realizzate da Fondazione ISMU emerge chedai lavoratori stranieri ci si aspetta molto spesso la flessibilità (nel 61,0% dei casi), davanti al saper lavorare in gruppo (nel 49,2%). Anche per gli italiani, complessivamente, le due skill più richieste sono le medesime, con entrambi i punteggi anche superiori che non fra gli immigrati, seppure con meno divario tra i due, e cioè la flessibilità (67,3%) e il saper lavorare in gruppo (57,3%).

Per tutte le dieci skill prese in considerazione, d’altra parte, mediamente si osserva sempre un maggior tasso di richiesta delle aziende nei confronti degli italiani che non degli immigrati, da un massimo di oltre dodici punti percentuali in più per quanto riguarda il saper utilizzare tecnologie digitali (25,7% contro 13,2%) a un minimo di poco più di due (42,2% contro 40,1%) per quanto concerne il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale. Più interessante di tutti, da questo punto di vista, è il secondo divario maggiore nelle incidenze di aspettative tra italiani e immigrati da parte delle imprese, che riguarda una tipica competenza trasversale come il problem solving: 44,3% tra gli italiani contro 33,7% tra gli immigrati; e in particolare nel caso eclatante degli addetti all’informazione nei call center (senza funzioni di vendita) la richiesta di problem solving riguarda il 78,8% delle assunzioni previste di italiani ma solo il 36,7% di quelle di stranieri. Tra gli addetti alla gestione dei magazzini si passa, invece, comunque dal 65,2% tra gli italiani al 26,7% fra gli stranieri.

Tab. 1 – Le competenze maggiormente e meno richieste per immigrati e per non immigrati per alcune categorie professionali scelte come emblematiche. Anno 2023

Categoria professionaleMaxMaxMinMin
Imm.Non imm.Imm.Non imm.
Analisti e progettisti di softwareDigDigLin_StranRispEn
Professioni sanitarie infermieristiche ed ostetricheLav_GrupFlexLin_StranLin_Stran
Addetti all’informazione nei Call Center (senza funzioni di vendita)FlexLin_ItaTecn 4.0Mat_Info
Addetti alla gestione dei magazziniFlexFlexLin_StranTecn 4.0
Commessi delle vendite al minutoLav_GrupFlexTecn 4.0Tecn 4.0
CamerieriFlexFlexTecn 4.0Tecn 4.0
Addetti all’assistenza personaleFlexFlexDigDig
Muratori in pietra, mattoni, refrattariFlexFlexLin_StranDig
Carpentieri e falegnami nell’edilizia (esclusi i parchettisti)Lav_GrupLav_GrupDigDig
Idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e di gasFlexFlexTecn 4.0Lin_Stran
Elettricisti nelle costruzioni civiliFlexFlexLin_StranLin_Stran
Conduttori di mezzi pesanti e camionFlexFlexLin_StranLin_Stran
Facchini, addetti allo spostamento merciFlexFlexLin_StranLin_Stran
Personale non qualificato addetto all’imballaggio e al magazzinoFlexFlexLin_StranLin_Stran
Pers. non qualif. addetto ai servizi di pulizia uffici/esercizi commercialiFlexFlexLin_StranLin_Stran
Totale entrate FlexFlexTecn 4.0Tecn 4.0

Elaborazioni ISMU su dati Unioncamere-Excelsior

In generale considerando le 15 professioni scelte come emblematiche, la flessibilità è quasi ovunque ciò che è più richiesto a lavoratori sia immigrati sia non immigrati, ad eccezione per entrambi i gruppi degli analisti e progettisti di software, tra i quali è superata dal saper usare competenze digitali; e dei carpentieri e falegnami nell’edilizia (esclusi i parchettisti), tra i quali è superata dal saper lavorare in gruppo; oltre che ancora il saper lavorare in gruppo tra gli immigrati nelle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche e la conoscenza della lingua italiana fra i non immigrati addetti all’informazione nei call center (senza funzioni di vendita). Le “ragnatele” riportate nell’allegato mostrano una chiara visualizzazione, per i singoli profili professionali considerati, dello scarto tra aspettative rivolte agli immigrati (linea rossa) e agli italiani (linea blu).

Via via che dalle professioni più specializzate si passa a quelle meno qualificate si riducono le aspettative relative alle skill che i nuovi assunti dovrebbero possedere. Le aziende italiane, dunque, sembrano caratterizzarsi per un approccio tendenzialmente più universalistico quando si tratta di reperire figure ad elevata qualificazione, per le quali rilevano soprattutto credenziali formali e saperi qualificati. Nei confronti invece delle figure a media e bassa-nulla qualificazione, la richiesta è quella di una forza lavoro flessibile e adattabile. Un’esigenza per un verso comprensibile – si pensi, ad esempio, alla flessibilità indispensabile per chi svolge mansioni in orari atipici – ma che lascia intuire il rischio di un appiattimento delle aspettative e di un dissipamento del potenziale latente: emblematica la scarsa considerazione per le competenze linguistiche “naturalmente” possedute dagli immigrati, persino nel caso di mestieri che comportano un contatto diretto con i clienti/utenti.

Le imprese italiane sono state, nel corso degli ultimi 30 anni, uno straordinario laboratorio di convivenza, dimostrando una grande capacità di gestire la trasformazione multietnica e multireligiosa dei propri organici aziendali, anche nelle sue implicazioni inevitabilmente conflittuali, e di favorire l’inclusione anche di categorie vulnerabili, riuscendo talvolta a metterne a frutto il “diversity dividend”. Tuttavia, le stesse evidenze sopra riportate ci dicono di come siano ampi i margini di manovra per migliorare la qualità in senso lato del lavoro degli immigrati e la stessa capacità di sfruttarne il valore aggiunto per la performance organizzativa.

A tale riguardo, le indicazioni elaborate dal Settore Lavoro e Welfare di Fondazione ISMU ETS – raccolte anche in un booklet sul Diversity Management per le risorse umane immigrate – riguardano, tra l’altro, la necessità di acquisire (anche attraverso il ricorso a un sapere esperto) la capacità di gestire consapevolmente la “diversità” collegata al background migratorio, attraverso strategie DEI-Diversity, Equity & Inclusion integrate con gli impegni di CSR e cittadinanza d’impresa. Ugualmente, si segnala l’opportunità di favorire la messa a valore delle skill apprese in contesti formali e non formali (di nuovo grazie anche alle Linee guida elaborate da ISMU), che vede negli immigrati dei soggetti paradigmatici rispetto alla sfida di non dissipare un patrimonio di conoscenze e competenze che potrebbe rivelarsi strategico tanto per le carriere individuali quanto per lo sviluppo delle strategie aziendali. In termini ancor più generali, considerato l’impatto – anche di tipo squisitamente culturale – che le scelte aziendali producono nei territori d’insediamento e nella stessa società più ampia, è fondamentale che le aziende acquisiscano consapevolezza del potenziale d’azione – e quindi di responsabilità – di cui dispongono, anche nel disegnare i tratti del modello di integrazione degli immigrati. Tanto più oggi in cui aumenta il loro interesse a prendere parte attiva alla costruzione e alla implementazione di nuovi percorsi di reclutamento all’estero e in cui l’auspicato ridisegno del sistema di gestione delle migrazioni economiche richiede una grande corresponsabilizzazione di tutti gli stakeholder (si vedano al riguardo le proposte contenute nel Libro Bianco sul governo delle migrazioni economiche). A partire dalle imprese.

dalla Redazione
© RIPRODUZIONE RISERVATA