Approvato il nuovo decreto “Carcere Sicuro”: abolizione dell’abuso d’ufficio

Con 177 voti da parte della maggioranza del Parlamento oltre al voto di Azione e Italia Viva, la camera ha approvato, in seconda lettura, l’articolo 1 della riforma penale voluta dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Nel decreto, denominato “Carcere Sicuro”, è stata inserita una norma che abolisce il reato di abuso d’ufficio. A fronte di queste novità, la critica dell’opposizione si concentra sul vuoto legislativo dovuto alla possibile mancata tutela dei cittadini e su altre possibili conseguenze come “favorire la mafia”. Si lamenta un lassismo nella lotta alla corruzione con l’abolizione di un reato per cui, spesso, vengono indagati e condannati gli amministratori pubblici. Ma quello che maggiormente fa scalpore è l’introduzione di un nuovo reato da parte del Consiglio dei ministri, che è una riformulazione parziale propria dell’abolito abuso d’ufficio: il “peculato per distrazione”. Il Guardasigilli ha spiegato che l’articolo 10 del DL Carceri sul peculato per distrazione non interviene sull’abuso di ufficio, «è una ipotesi completamente diversa. È diverso il bene protetto. Qui si parla di distrazione, che significa veicolare le risorse che hai a disposizione verso una destinazione che non è quella fisiologica. Quindi non ha niente a che vedere con l’abuso di atti di ufficio che prescindeva dalla distrazione». Spiegando inoltre che senza questa modifica l’abolizione del reato di abuso d’ufficio avrebbe lasciato un vuoto normativo e l’Italia avrebbe rischiato una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea.  Ma si accusa il ministro Nordio di far sparire l’abuso d’ufficio e di farlo apparire sotto altre vesti.

L’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) accusa: «La cosa che colpisce è che si abroga il reato di abuso d’ufficio e se ne introduce un altro, con decreto-legge, che è il vecchio peculato per distrazione. È il segno tangibile che la scelta di abrogare l’abuso di ufficio è una scelta infelice. Si corre ai ripari con un provvedimento normativo d’urgenza per introdurre una pezza per colmare quei vuoti di tutela che saranno creati dall’imminente abrogazione dell’abuso», dice il presidente dell’associazione Giuseppe Santalucia, il quale insiste: «È evidente che hanno maturato anche loro una consapevolezza che il sistema non regge. Non si può abrogare quella norma, ci sono obblighi convenzionali che pensano di poter adempiere con una fattispecie abrogata negli anni 90. Era meglio non toccare nulla». Ma la preoccupazione maggiore riguarda i cittadini che potrebbero restare senza tutela «rispetto agli abusi di potere che non comportano l’uso di denaro» afferma Anna Rossomano (Pd). Mentre Federico Cafiero De Raho (M5S) sottolinea come l’abuso d’ufficio «protegge i sindaci in territori di mafia», facendo da scudo per le pressioni illecite.

Nonostante queste preoccupazioni e perplessità il nuovo decreto mira a risolvere alcune problematiche del sistema penitenziario italiano. Definirlo uno “svuota carceri” è improprio e diseducativo secondo il ministro Carlo Nordio. Il decreto si concentra sulla rapida concessione di misure alternative alla detenzione e della liberazione anticipata, basandosi su leggi già preesistenti. Si concentra sull’ottimizzazione del reinserimento dei detenuti nella società e sul miglioramento del sistema carcerario; infatti, il decreto prevede l’assunzione di mille nuovi agenti penitenziari e un incremento di dirigenti. Malgrado queste misure siano considerate insufficienti rispetto alle reali esigenze del sistema carcerario. 

Jean Carlos Pezzoli
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