Ahimè, ancora dopo tanti anni, quando nuove conoscenze mi chiedono qual è la mia professione e rispondo “la mediatrice familiare”,
mi rivolgono uno sguardo interrogativo.
In effetti, nonostante sia giunta in Italia quasi quattro decenni fa e che il Legislatore l’abbia inserita in alcuni provvedimenti per diffonderne l’utilizzo, purtroppo, non è ancora entrata profondamente nel tessuto sociale e culturale come spero avverrà nel prossimo futuro. Colgo, quindi, molto volentieri l’occasione per scriverne in questo contesto dedicato al mondo lavorativo e imprenditoriale nel quale esercitano persone che per questioni personali potrebbero necessitare di questo tipo di intervento.
Intanto chiariamo chi è, cosa fa e anche cosa non fa il mediatore dei conflitti: non si tratta di un giudice, non decide e non emette provvedi- menti o sentenze di alcun tipo, quindi le persone, quando vi si recano, non devono dimostrare alcunché circa la conformità dei loro comportamenti alla legge dello Stato o morale o altro.
Si tratta, invece, di un professionista che, generalmente, proviene da altre professioni come quella legale, psicologica, del counseling e altre,
e che si spoglia della sua veste abituale per poter aiutare le persone ad affrontare e gestire i litigi/le controversie in maniera costruttiva, attività per la quale si è formato in modo specifico.
Cosa significa “affrontare un conflitto in maniera costruttiva”?
Significa che, grazie agli strumenti propri della mediazione, i litiganti vengono condotti sulla strada della cooperazione e della comunicazione aperta e collaborativa; lo scopo è quello di trovare una soluzione per uscire dal conflitto in modo che entrambi possano sentirsi soddisfatti del risultato.
Quando parlo di mediazione, le frasi che mi sento dire più spesso dalle persone circa i loro conflitti sono: “ah ma con quella persona è impossibile parlare!” oppure “no, no, fra noi il conflitto è troppo acceso, qualunque intervento sarebbe inutile!”, oppure “no, figurati, sono anni che provo a comunicare con lui/lei, non c’è nulla da fare”. Ogni volta che sento questo tipo di affermazioni scoraggiate rispondo che, in realtà, la materia di lavoro del mediatore è esattamente il conflitto, e se il conflitto non c’è il mediatore non ha nulla da fare.
Ciò che è scoraggiante e difficile per chi litiga, è proprio materiale di lavoro per il mediatore. Sicuramente, per chi vive un conflitto, occorre un atto di coraggio per affrontare un percorso di mediazione poiché significa attraversare la lite, ma lo si fa accompagnati da un terzo neutrale che si fa garante che quello spazio di incontro non sia fonte di ulteriore dolore e ferite. Questo aspetto è ancor di più importante quando di parla di mediazione familiare che è uno degli ambiti di utilizzo della mediazione dei conflitti.
E che cos’è la mediazione familiare?
Si tratta di un percorso, tendenzialmente breve (8-10 incontri), nel quale una coppia in fase di separazione/divorzio viene accompagnata, attraversando il conflitto, alla ricerca di una ritrovata possibilità di comunicazione e di accordi condivisi circa la riorganizzazione familiare dopo la separazione. L’accordo, ma soprattutto la ritrovata comunicazione all’interno della coppia genitoriale, serve a proteggere il benessere di genitori e figli per il futuro.
Come la psicologia ci insegna, la separazione coniugale non è in sé fonte di trauma per i figli, ma dipende da come questa avviene. Ciò che, infatti, può essere traumatico per i figli è vivere nel conflitto costante, percepire il gelo emotivo fra i genitori, la mancanza di comunicazione o addirittura il disprezzo fra loro. È fondamentale per il benessere di tutta la famiglia affrontare e gestire il conflitto per uscirne e maturare un rapporto fra ex partner – ma per sempre genitori – rispettoso e collaborativo. La mediazione familiare offre la possibilità di lavorare in questa direzione attraverso un percorso pensato appositamente per accogliere il dolore della separazione e del conflitto per superarli e raggiungere una nuova dimensione relazionale, questa volta serena.
Alcuni mediatori familiari sono formati anche alla mediazione in famiglia. In questo caso si tratta di estendere le abilità di gestione del con- flitto a tutti i litigi possibili all’interno di un nucleo familiare, anche allargato. È, infatti, un intervento che non ha nulla a che vedere con la separazione e il divorzio, ma è indicato per le persone che desiderano risolvere una conflittualità in essere all’interno delle relazioni familiari: potrebbe trattarsi di conflitti di coppia, oppure fra uno o entrambi i genitori e figli/o, oppure con componenti delle famiglie d’origine, la casistica può essere davvero ampia e per i motivi più diversi. Personalmente, credo molto in questo tipo di intervento poiché rende possibile intercettare le difficoltà di relazione prima che diventino vera e propria crisi. Ciò permette di elaborare nuove modalità relazionali che saranno valide per il presente e il futuro scongiurando, auspicabilmente, la possibilità di interruzione del rapporto che spesso avviene quando il conflitto è esacerbato.
La mediazione in famiglia ha anche la caratteristica di poter essere utilizzata da un solo “attore” del conflitto. Mi spiego meglio: nella mediazione dei conflitti, di solito, si lavora insieme a tutti i litiganti che, presenti nella stanza di mediazione si confrontano. Nella mediazione in famiglia, è possibile che una sola delle persone coinvolte nel conflitto lavori con il mediatore. Ciò trova senso all’interno dell’ottica sistemica che vede la relazione come “un sistema”, appunto, una sorta di meccanismo il cui movimento dipende da quello di tutti gli ingranaggi che lo compongono; quando anche uno solo degli ingranaggi cambia movimento, gli altri dovranno modificarlo di conseguenza per mantenere il movimento.
Questo semplice concetto, utilizzato nell’ambito della presa di consapevolezza del proprio ruolo nella relazione conflittuale, permette il cambiamento. Sostanzialmente si può dire che, mediazione dei conflitti, in tutte le sue declinazioni, significa permettere a tutte le persone coinvolte di esprimere il proprio punto di vista che viene ascoltato, compreso e messo a fattor comune nella riflessione e discussione da cui nasceranno idee nuove su come affrontare problemi vecchi.
FONTE: LA BUSSOLA DELL’INNOVAZIONE https://labussoladellinnovazione.com/la-mediazione-nei-conflitti-in-ambito-familiare/
Sonja Riva
© RIPRODUZIONE RISERVATA
























