L’intelligenza artificiale e i social stanno plasmando il mondo attuale, il modo di percepire la realtà e la verità. Con la loro interazione muta profondamente la modalità di trasmissione della informazione all’interno della rete sociale, soprattutto con lo sviluppo dell’IA generativa di immagini, oggi accessibile a qualsiasi persona mediante applicazioni specifiche. Questa tecnologia è in grado di generare immagini verosimili causando, così, una forte crisi nell’interpretazione della verità stessa, con il rischio della diffusione di informazioni manipolatorie. Basta ricordare le foto fake dell’arresto dell’ex Presidente Usa Donald Trump, pubblicate dal fondatore della piattaforma di giornalismo investigativo Bellingcat, Eliott Higgins. Il giornalista, attraverso un potente software in grado di creare immagini da descrizioni testuali, è riuscito a fare “uno scherzo”, scatenando il web, dato che dopo due giorni i suoi post su Twitter, che descrivono un evento mai accaduto, sono stati visualizzati oltre 5 milioni di volte. L’evento ha evidenziato la mancanza di regolamenti che affrontino l’uso dell’IA.
L’intelligenza artificiale agisce all’interno degli stessi social network, strutturandoli in modo personalizzante, tramite algoritmo, ossia una sequenza di istruzioni strutturate in modo logico per un’analisi sofisticata dei dati degli utenti. Offrendo da un lato, un’esperienza social più rilevante e coinvolgente, e da un altro condiziona l’utente a spendere più tempo all’interno della piattaforma social. Ma il pericolo è dato dal fatto che l’algoritmo tende a rinchiudere all’interno di una bolla di informazioni prestabilite la persona, esponendola principalmente a contenuti che possono confermare le convinzioni preesistenti, rallentando cosi il processo evolutivo culturale del singolo e la sua capacità critica. L’IA in questo modo può riflettere e persino ampliare i pregiudizi già esistenti nella società, correndo il rischio di perpetuare disuguaglianza invece di contrastarla e rappresentare una minaccia per la privacy dell’utente. Può inoltre portare a una manipolazione del comportamento dell’utente, inducendo ad una dipendenza sempre maggiore dai Social Media, con conseguenze negative sulla salute mentale, causando: ansia, depressione e sensazioni di inadeguatezza. E rappresentare una minaccia per la privacy degli utenti stesso.
Jean Carlos Pezzoli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
























