Lezione di Massimo Cacciari
Il 7 febbraio si è tenuta, presso la cripta dell’aula magna dell’Università Cattolica di Milano, la lezione aperta di Massimo Cacciari sul nuovo libro Metafisica Concreta che incarna la conclusione di trenta anni di lavoro concettuale. Questo libro, con una prospettiva ontologica, pone una questione per l’intero ambito filosofico; “di fronte alla potenza della scienza e della tecnica qual è il destino della metafisica, è possibile far dialogare metafisica e scienza o bisogna arrendersi alla consumazione dell’ente, nel suo farsi oggetto e alla sua misurabilità e osservabilità?” (Giuseppe D’Anna, Professore Ordinario di Storia della Filosofia/Università Cattolica di Milano).
La nuova opera di Massimo Cacciari ha sullo sfondo un pensatore russo, Pavel Florenskij, e la sua metafisica del concreto; un progetto filosofico che dipingeva la metafisica come la meraviglia che a partire dall’esperienza, rilancia l’incommensurabilità dell’ente e della sua finitudine verso l’infinito. L’interrogazione di Cacciari, però, parte dai Greci e attraversa alcuni dei momenti decisivi della storia della filosofia occidentale fino alla riflessione dei fisici contemporanei. Quello che si delinea è l’inseparabilità dell’essere dalla sua totalità, ogni ente non si esaurisce in ciò che si osserva ma implica una dimensione l’inosservabile. Dimensione che non è data dalla separazione originaria tra “physis” e metafisica, poiché si dà una trascendenza immanente alla non commensurabilità della finitudine, ossia una parte costitutiva della “physis”, ciò che non può essere osservato, misurato, ma che fa interrogare sull’inizio.
La filosofia in questa ottica deve riacquistare la sua dignità, questa disciplina oggi così evanescente, non si può ridurre ad essere “filosofie” di questo o di quello, o a commentare la scienza, ma proprio perché metafisica la filosofia si dà come ricerca del bene di ciascun ente. Essa costituisce, attraverso il suo domandare, il riflesso di ciò che è più connaturato nell’uomo: la continua ricerca della verità. È un’indagine continua che attraversa aporie per pensare in modo non contraddittorio il differenziarsi e l’implicarsi del possibile e dell’Impossibile. La filosofia deve riguadagnare la sua forza teoretica e il suo compito di critica culturale che può rappresentare una fiamma per un pensare e per una cultura che, in caso contrario, scadrebbero in un nozionismo.
Jean Carlos Pezzoli
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