Milano, Sala: «Sospeso il restyling di piazzale Loreto». I timori degli uffici comunali per le inchieste della Procura

Urbanistica, stallo in attesa che il Parlamento voti il «Salva Milano» dopo le indagini sui cantieri. Il sindaco: «Non è un condono». La società Nhood che ha vinto il concorso per la riqualificazione: «Pronti a partire» 

«Sotto osservazione», secondo gli ottimisti. «Congelato», per i più realisti. «Sospeso» per il sindaco Beppe Sala. Almeno fino a quando il Parlamento non farà chiarezza sulle norme urbanistiche finite nel mirino della Procura. La grande riqualificazione di piazzale Loreto entra nel limbo delle pratiche a rischio anche se il progetto di Nhood, vincitore del concorso pubblico, non prevede torri o altre fattispecie su cui sta indagando la magistratura. Resta però il fatto che il restyling della piazza è una delle grandi opere che interessano la città, con un impatto sulla mobilità di uno snodo fondamentale per tutto il Nord Milano. 

Gli uffici dell’Urbanistica stanno valutando se come titolo edilizio per far partire le opere sia sufficiente un permesso convenzionato come prospettato fino a poche settimane fa, o se invece ci voglia un più impegnativo piano attuativo che richiede tempi molto più lunghi. Da qui i dubbi di Sala: «Piazzale Loreto sarà soggetto a un iter diverso? Non lo so ma se così fosse coloro che lo propongono continueranno a proporlo o no?». E a domanda diretta risponde: «La riqualificazione è sospesa perché chi la propone teme di rientrare in queste casistiche e si fermato». In realtà, a fermarsi non è stata Nhood che ha affidato la sua posizione a una breve nota: «Nhood chiarisce che, nel rispetto delle norme vigenti, sta lavorando e continuerà a lavorare per la prosecuzione del progetto di riqualificazione della piazza. Con la chiara volontà di portarlo a compimento nel più breve tempo possibile e contribuire così al miglioramento della qualità della vita dei cittadini». A oggi, il blocco è più imputabile al timore degli uffici comunali di finire indagati dalla procura.

Per capire se e come la situazione si sbloccherà bisogna capire che cosa succederà a Roma. La norma Salva Milano non sarà inserita nel piano Casa di Salvini che verrà approvato venerdì in Consiglio dei ministri, ma sarà affidata a degli emendamenti presentanti durante l’iter parlamentare della conversione del decreto come ha sottolineato martedì il sottosegretario alle Infrastrutture, Alessandro Morelli. Tempi previsti: 60 giorni. Se il Salva Milano non dovesse passare e si dovesse optare per un piano attuativo approfondito, altro che partenza dei cantieri entro giugno. Il rischio è che si debba ripartire da zero. E ieri sul Salva Milano è intervenuto anche il sindaco: «Immaginare che possa essere un condono sarebbe veramente un po’ svilire il nostro lavoro. Noi non riteniamo di dovere essere condonati ma che deve essere riconosciuto il nostro lavoro, non solo quello nel mio mandato ma anche degli ultimi 20 anni di Milano. Non è una questione di condono, io continuo a difendere quello che abbiamo fatto». 

In altre parole, Sala non chiede solo un chiarimento su norme statali, regionali e comunali spesso in contrasto tra loro, ma difende nel merito gli interventi: «Se ho un immobile che di fatto è in disuso e l’accusa è che da quello sia stato tirato su un grattacielo, quindi non è una ristrutturazione ma un progetto nuovo, io posso capire. Ma se l’operatore immobiliare aveva la volontà di costruire una torre residenziale e l’avesse costruita di fianco, Milano si sarebbe trovata comunque con la torre e con il rudere che permaneva. Quindi dal punto di vista ambientale e di occupazione del suolo sarebbe stato peggio. Poi l’accusa è che in alcuni casi noi siamo passati attraverso un’autorizzazione direttamente dagli uffici, e non da giunta e Consiglio. Anche questo è voluto. Ritenendo di essere nella legittimità abbiamo fatto qualcosa per essere più rapidi». Contro il Salva Milano i comitati ambientalisti terranno un presidio davanti al tribunale questa sera.

dalla Redazione
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