Moda, continua il calo di vendite

Secondo il periodico monitoraggio di Federazione Moda Italia-Confcommercio sull’andamento del mercato il primo trimestre 2024 si è chiuso con un calo medio del 4,2%. La diminuzione viene rilevata anche su base annua (-3,1%) dopo il -5% di gennaio e il -4,5% di febbraio.

Secondo il presidente di federazione Moda Italia-Confcommercio, Giulio Felloni “dal punto di vista delle vendite di prodotti di moda, l’avvio della stagione primavera-estate è stato più complicato del previsto. O meglio, il dettaglio moda auspica da tempo una ripresa che stenta ad arrivare. Preoccupano, e molto, l’accelerazione dei tempi della moda, la concorrenza diretta operata da molti brand, gli aumenti delle produzioni e i costi fissi che non accennano a diminuire, nonostante la frenata dell’inflazione”.

Il retail della moda, con 170.828 punti vendita che occupano 299.890 addetti, ha registrato negli ultimi quattro anni un saldo nati-mortalità negativo di 16.863 negozi di moda e di 13.164 addetti. Per avere un’idea chiara di quel che sta accadendo, è come veder scomparire nelle nostre vie, strade e piazze undici negozi di moda al giorno per tutti i giorni dell’anno.

Fa male l’assenza di rumore per la chiusura di tanti punti vendita e per la perdita di molta occupazione, oltre ai titolari di attività. – ha sottolineato Felloni – Per questo abbiamo chiesto al tavolo della Moda un intervento urgente diretto al rilancio dei consumi, a partire dalla previsione di un’Iva agevolata per i prodotti di moda sostenibili e made in Italy o comunque un intervento per la detrazione delle spese per l’acquisto dalla dichiarazione dei redditi degli italiani”.

Inoltre ha sottolineato ancora Felloni “Oltre ai sostegni per l’innovazione dei negozi ci aspettiamo l’applicazione della cedolare secca sulle locazioni commerciali, attraverso un canone concordato tra locatori e conduttori per ridurre il peso degli affitti, e l’inserimento delle attività commerciali storiche nell’Albo delle imprese culturali e creative d’interesse nazionale previsto dalla legge sul Made in Italy in quanto espressione dell’identità culturale collettiva. Nei rapporti con i fornitori – ha concluso Felloni – occorre trovare un punto d’incontro, un patto di filiera su sostenibilità, concorrenza, tempistiche per pagamenti, consegne dei prodotti e disponibilità della merce”.

dalla Redazione
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