Addio Lalli

Il 27 aprile, a pochi giorni dal suo 77° compleanno si è spento a Milano un imprenditore della ristorazione. Nasceva, infatti, il 5 maggio 1947 Emilio Lalli, abruzzese di nascita e milanese d’adozione, città che lo trasforma in imprenditore della ristorazione, dove ha avviato ben 54 ristoranti. Si trasferisce a Milano all’età di 14 anni, giungendo dal suo paesello abruzzese con la classica valigia di cartone, tipica del periodo, e analfabeta, così come da lui dichiarato in un’intervista rilasciata anni fa a ilGiornale.it.

Nel gennaio 1960, alle nove di sera, giunge a Milano per trovare un lavoro e per riuscire a sfamarsi. Inizia a fare il lavapiatti in via Porpora e cerca in tutti i modi di tirarsi fuori da questa situazione di indigenza.

“La sera che arrivai a lavoro, il proprietario del ristorante mi condusse a dormire nel suo appartamento. Oltre al vitto e all’alloggio ricevevo una paga di 18mila lire. Mi vergognai nel confessargli che i miei unici indumenti li avevo addosso e che sarei andato a letto nudo.”

Confessa che metteva i soldi sotto al materasso. “Risparmiavo tutto e lo portavo al Paese per aiutare mio fratello.”

Questa è stata la molla che ha fatto scattare l’idea imprenditoriale, chiudendo la sua attività lavorativa ultracinquantennale con l’apertura e l’avvio di 54 ristoranti.

“La mia prima pietanza è stata la trippa alla fiorentina. Un tempo il menu non offriva varietà, i piatti erano pochi, più conditi ma anche migliori.”

Nei suoi racconti traspariva tutta la fatica dei sacrifici fatti ma anche la grade soddisfazione di aver raggiunto un traguardo fatto di benessere, di aver saputo costruire una bella famiglia, insieme a sua moglie Franca, ed avere dei figli che lo hanno amato fino alla fine.

Quando raccontava dell’incontro con sua moglie Franca gli si illuminavano gli occhi: “Si. Incontrai mia moglie Franca in modo romantico come una volta era la città. Avevo sedici anni e facevo il vice cuoco. Dormivo in un abbaino all’ultimo piano di una pensione. Un mattino, l’unica volta nella vita che mi accadde, mi addormentai e la portinaia mi mandò a chiamare dalla figlia della mia padrona. Aveva tredici anni e mi colpì tanto, divenne mia moglie.”

Raccontò, poi, di un brutto episodio che lo fece arrabbiare molto: “Una vicenda di tangenti richieste dalla mafia siciliana di Quarto Oggiaro nel 1991. Piuttosto che pagare, mi dissi, ritorno a mangiare pane e cipolla in Abruzzo. Non lo feci e mi affidai alla squadra speciale della Polizia. Tutto si risolse con l’arresto dei responsabili. Per tre mesi io e la mia famiglia fummo tenuti sotto scorta ma non cedetti.”

Ora riposa in pace, caro Emilio, la tua storia e soprattutto tutti i tuoi ricordi più preziosi continueranno a vivere attraverso i tuoi affetti più cari.

dalla Redazione
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