Gabrielle Sidonie Colette (1873-1954) rappresenta nel panorama della letteratura della sua epoca un caso assolutamente a sé stante. In un periodo in cui i suoi contemporanei si dedicano a stesure di romanzi fiume, o ad opere centrate su argomenti filosofici e religiosi (ad esempio Charles Péguy nato come lei nel 1873 dedicherà parte della sua vita a costruire un “monumento” letterario per celebrare Giovanna d’Arco, la famosa pulzella d’Orléans), Colette diventa celebre per i suoi romanzi d’evasione, incentrati su eroine che definiremmo oggi da romanzo rosa.
Eppure, questa scrittrice, (e attrice di music-hall) che decide di servirsi come pseudonimo del suo semplice cognome, Colette, sarà insignita della Legion d’onore e sarà la prima donna nella storia francese a cui verranno tributati i funerali di stato.
Per certi versi la vita di Colette ricalca quella di George Sand, vissuta prima di lei ma come lei impregnata dell’educazione ricevuta in campagna, nel caso di Colette nella regione della Borgogna. In quel contesto Colette ambienterà in seguito anche alcuni dei suoi romanzi più famosi, come la Maison de Claudine, e Sido (ispirato a sua madre Sidonie).
Una volta trasferitasi a Parigi, Colette alterna la scrittura a matrimoni e successivi divorzi, vicende abbastanza inusuali per l’epoca ma che puntualmente le ispirano nuovi romanzi. Nascono così Les vrilles de la vigne, La vagabonde, e Chéri.
Come George Sand, Colette è appassionata di viaggi e in particolare di viaggi in Italia e durante la guerra invierà da Venezia cronache brillanti che attireranno anche l’attenzione di Proust.
La fama arriva però negli anni 30 con la pubblicazione dei suoi due romanzi sulla gelosia: La chatte e Duo, e con quello che resterà il suo libro più conosciuto, Gigi, pubblicato nel 1943 e da cui Vincente Minnelli nel 1958 trarrà il soggetto per l’omonimo film vincitore di ben 9 premi Oscar, con Leslie Caron e Maurice Chevalier.
Del resto sulla scia del successo di Gigi, pochi anni dopo il regista George Cukor adatterà per lo schermo nel musical My Fair lady la commedia Pigmalione di George Bernard Shaw, con Audrey Hepburn e Rex Harrison.
Difficile pensare che in un’epoca in cui gli scrittori (e le scrittrici) in Francia e nel mondo intero si dedicano a quella che verrà chiamata la letteratura impegnata, un così grande successo venga tributato all’opera di Colette. Forse però la società del tempo aveva anche bisogno di leggerezza e non solo di impegno, di frivolezza e non solo di battaglie e rivendicazioni.
Possiamo quindi dire che Colette rappresenta un’altra sfaccettatura di un panorama composito che può e deve coesistere per accontentare le esigenze di un pubblico sempre più vasto ed avvicinare sempre più lettori alle opere letterarie di qualunque genere.
Per prendere a prestito la similitudine della proporzione matematica direi che Madame de Staël sta a Simone de Beauvoir, come George Sand sta a Colette.
Bianca Maria San Pietro – Docente di Francese presso l’Università Bocconi
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