Convegno: l’intelligenza artificiale tra fatto e norma, l’uomo e la sua visione creativa

All’Università Cattolica del Sacro Cuore si è tenuta una conferenza di grande rilievo dedicata all’intelligenza artificiale (IA), durante la quale autorevoli accademici hanno condiviso le loro ricerche e riflessioni. Uno dei temi centrali emersi è stato il rapporto tra intelligenza artificiale e società, con un focus iniziale sulla prospettiva storica e sul ruolo delle autorità religiose. Infatti, il dibattito si è rivolto attorno alla reazione della Chiesa cattolica; già il 28 febbraio 2020, le autorità ecclesiastiche avevano espresso perplessità, sottolineando la necessità di analizzare l’impatto dell’IA su settori chiave come sanità, educazione, creatività ed etica. Questo atteggiamento riflette una tensione storica di lunga data tra innovazione tecnologica e riflessione morale, risalente almeno all’epoca delle prime rivoluzioni industriali.

Dal punto di vista storico, l’intelligenza artificiale affonda le sue radici nelle ambizioni umane di riprodurre e comprendere il pensiero, un concetto che trova un precursore già nell’antichità con l’idea di macchine pensanti, come gli automi descritti da Aristotele. Tuttavia, è con la rivoluzione scientifica del XVII secolo che la distinzione tra “intelligenza” e “ragione” comincia a prendere forma: il termine “ratio” indicava un’abilità calcolatrice, mentre “intelligere” implicava una comprensione più profonda e riflessiva. Questa distinzione fa riflettere sulla differenza concettuale in atto, e questo argomento è stato oggetto di dibattito nella conferenza, in quanto rappresenta, ancora oggi, un nodo irrisolto nella definizione stessa di intelligenza artificiale. Stabilire se l’IA sia un’estensione della computazione o un’autentica forma di “intelligenza” non è solo un problema tecnico, ma anche filosofico, con implicazioni etiche significative.

Durante un intervento, il professor De Martin, esperto di informatica, ha evidenziato come il nome stesso “intelligenza artificiale” sia problematico. Derivata dalla cibernetica americana, questa espressione suggerisce un’intelligenza paragonabile a quella umana, ma è fondamentalmente incentrata sulla raccolta e l’elaborazione di dati. A oggi, non esiste una definizione universalmente condivisa per l’IA; persino il Regolamento europeo dà una definizione volutamente ampia che riflette la complessità del fenomeno.

L’Europa e la sfida etica e giuridica dell’intelligenza artificiale

Nel tentativo di regolamentare l’intelligenza artificiale (IA), il Parlamento europeo si sta impegnando a definire un quadro normativo neutro e uniforme, capace di adattarsi ai futuri sviluppi tecnologici. Tuttavia, questa impresa, si inserisce in un contesto di tensioni etiche e giuridiche che richiedono risposte urgenti. Uno dei punti critici riguarda le capacità di auto-sviluppo avanzate dell’IA, che, entrando in concorrenza con l’uomo, potrebbero minacciare una delle sue caratteristiche distintive: la creatività. Questa capacità, essenziale per risolvere problemi complessi e adattarsi al cambiamento, rischia di atrofizzarsi con un’eccessiva delega decisionale all’IA, sollevando interrogativi sul futuro del ruolo umano nel processo decisionale.

Sul piano etico, emerge con forza la necessità di mantenere il controllo umano sull’IA, per garantire che l’uomo resti responsabile delle valutazioni critiche e delle implicazioni morali. Parallelamente, l’aspetto giuridico rappresenta un’altra sfida: benché l’Europa si distingua come potenza normativa, con un approccio volto a bilanciare innovazione e diritti umani, manca una chiara definizione dei “soggetti giuridici” nell’ambito dell’IA. Questo diventa particolarmente significativo nel confronto con Stati Uniti e Cina, poiché questa evoluzione repentina è alimentata non solo dal progresso tecnico, ma anche dalla forte competitività internazionale tra queste due potenze informatiche, che investono centinaia di miliardi di dollari per sviluppare l’IA in ambiti strategici come la cyberguerra e le applicazioni militari. Oggi, il miglioramento degli algoritmi, unito all’aumento della capacità di calcolo, ha portato a un significativo salto di qualità nei risultati, con tassi d’errore sempre più ridotti e un’affidabilità crescente. Questo contesto globale evidenzia l’urgenza di una regolamentazione rigorosa e consapevole, che sappia coniugare innovazione, sicurezza e il rispetto dei valori umani fondamentali.

La quarta enciclica dedicata al Sacro Cuore sottolinea un tema centrale: la capacità dell’uomo di penetrare il senso profondo delle cose. Questo principio, intrinsecamente umano, si contrappone alla logica standardizzante degli algoritmi. L’intelligenza artificiale, infatti, ha la capacità di analizzare e organizzare i nostri pensieri attraverso schemi computazionali, ma non può toccare ciò che è più autentico: il cuore e l’arte. Come affermava Dostoevskij nel suo celebre libro L’Idiota, “la bellezza salverà il mondo” – una bellezza che non risiede solo in ciò che ci circonda, ma in ciò che l’uomo crea attraverso le sue intuizioni e il suo amore per l’arte.

L’IA, per la sua complessità, richiede una regolamentazione che tenga conto della sua natura multidisciplinare. È necessaria una pluralità di approcci, includendo categorie giuridiche, tecniche, filosofiche ed etiche, affinché si possa costruire un insieme coerente di norme. In questo panorama, la sociologa Shoshana Zuboff, citata all’interno della conferenza, offre una riflessione cruciale: le categorie invisibili all’interno dell’IA, rese tali dalla natura del linguaggio informatico, creano una distanza tra il codice e la comprensione umana. Questa dissociazione si traduce in un malinteso intellettuale, ma al contempo offre un luogo di incontro per ripensare le categorie fondamentali del sapere. Il linguaggio, infatti, non è più concepito per essere letto o compreso da chi lo utilizza, ma è intrappolato in una logica computazionale. La sfida, dunque, è duplice: da un lato, rendere visibili e accessibili le categorie inerti dell’intelligenza artificiale, e dall’altro riaffermare il valore dell’umano, della bellezza e dell’intuizione, come elementi indispensabili per affrontare un futuro in cui la tecnologia non si sostituisca alla nostra capacità di comprendere e creare.

L’intelligenza artificiale (IA) sta ridefinendo il panorama globale, ma gran parte della popolazione mondiale rischia di subirne gli effetti senza poter interagire attivamente con questa rivoluzione. La priorità del Parlamento europeo è garantire che i sistemi di IA utilizzati nell’UE siano sicuri, trasparenti, tracciabili, non discriminatori e rispettosi dell’ambiente. Per prevenire conseguenze dannose, è essenziale che questi sistemi siano supervisionati da esseri umani, anziché affidati esclusivamente all’automazione.

Jean Carlos Pezzoli
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