Il caldo che spegne l’Europa: l’OMS dichiara l’emergenza sanitaria

L’Europa brucia. Il continente affronta l’ondata di calore più intensa degli ultimi anni, con temperature che hanno toccato i 45 gradi in Spagna, sfiorato i 40 nel Regno Unito e fatto registrare record storici in Germania e Francia. In Italia, oggi sono sedici le città con bollino rosso — il livello massimo di allerta per i rischi sulla salute — tra cui Milano, Roma, Torino, Firenze e Bologna.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha usato mezzi termini: quella in corso è un’emergenza sanitaria. Una dichiarazione che raramente viene pronunciata per eventi meteorologici, e che impone ai governi europei risposte coordinate e immediate.
Quando il caldo diventa crisi di sistema
In Francia, in soli cinque giorni, quaranta persone hanno perso la vita annegando in fiumi e laghi, tuffandosi per cercare refrigerio. È il segnale più crudele di come un fenomeno climatico si trasformi in tragedia sociale quando le città non sono attrezzate — né le persone abbastanza informate — per gestire il pericolo.
In Italia la situazione ha assunto anche una dimensione economica e infrastrutturale. L’impennata dei consumi energetici, causata dall’utilizzo massiccio di condizionatori e impianti di raffreddamento, ha generato blackout in diverse aree di Napoli, Milano e Torino. Ospedali, anziani soli, piccole imprese: sono loro i più esposti quando la rete elettrica va in tilt.
Il paradosso è evidente: per combattere il caldo consumiamo più energia; per produrre quella energia bruciamo più combustibili; bruciando più combustibili riscaldiamo ulteriormente il pianeta. Un ciclo che le politiche europee sulla transizione energetica cercano di spezzare, ma i cui effetti tardano ad arrivare mentre le temperature già oggi raggiungono soglie da primato.

L’emergenza caldo solleva una questione politica che va oltre la gestione dell’immediato. Da anni gli scienziati avvertono che le estati europee diventeranno più calde, più lunghe e più pericolose. Eppure i piani di adattamento climatico delle città italiane — isole di calore, mancanza di verde urbano, edifici energivori — restano in larga parte sulla carta.
La dichiarazione dell’OMS dovrebbe essere uno spartiacque. L’Italia, come gran parte del Sud Europa, è in prima linea: non solo come vittima delle ondate di calore, ma anche come paese con una quota significativa di popolazione anziana, altamente vulnerabile alle temperature estreme.
In questo contesto, le organizzazioni non profit stanno svolgendo un ruolo fondamentale che spesso rimane invisibile. Associazioni di volontariato, Caritas, Croce Rossa e decine di realtà locali stanno attivando sportelli di ascolto, punti di distribuzione d’acqua e servizi di accompagnamento per anziani soli e persone senza fissa dimora — le categorie che, storicamente, pagano il prezzo più alto durante le emergenze climatiche.

dalla Redazione
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