Il Kenya punta alle stelle con il lancio del primo satellite operativo

Il governo locale si affida alla nascente economia spaziale per far fronte alla più disastrosa siccità degli ultimi decenni nel Paese africano, dopo cinque stagioni di piogge fallite. Una Nazione sulla Luna. Il satellite è stato chiamato Taifa-1, che significa “1 Nazione” in lingua swahili: il nome da solo suggerisce la grande importanza che la missione dovrebbe avere nei prossimi anni per le strategie ambientali e le politiche pubbliche, per risolvere i grandi problemi della desertificazione dei terreni e delle questioni agricole. Il piano del satellite osservativo prevede di riprendere e riportare dati nei prossimi 5 anni, dopodiché decadrà nei successivi 20 anni per poi bruciare nell’atmosfera. Secondo l’Agenzia spaziale del Kenya, gestita dal governo, il progetto ha richiesto 2 anni per essere completato e ha visto la compagnia aerospaziale bulgara Endurosat unire le forze per il prezzo di 50 milioni di scellini kenioti (pari a 372.000 dollari), per la costruzione della struttura vera e propria. Un progetto che va dalla Terra alla Terra. Il piano è stato sviluppato da nove ingegneri kenioti e, secondo la Reuters, terrà traccia delle condizioni agricole e ambientali, come inondazioni, incendi e siccità. Questi dati saranno trasmessi alle autorità per attuare piani di gestione dei disastri e combattere l’insicurezza alimentare.

Beneficiamo direttamente dell’esplorazione spaziale, saremo in grado di migliorare la nostra sicurezza alimentare”, ha spiegato all’AFP Pattern Odhiambo, ingegnere presso la KSA. “Saremo in grado di avere dati di alta qualità dall’osservazione della Terra, ci aiuterà a prevedere la resa dei raccolti”, continua. Reuters ha intervistato anche il capitano ALloyce Were, ingegnere aeronautico e vicedirettore della Navigazione e del Posizionamento presso la KSA: “Abbiamo le sfide che sono state portate dal cambiamento climatico, che il satellite, in virtù della sua capacità di catturare immagini (sarà in grado di aiutare a monitorare)”, ha dichiarato, aggiungendo che “possiamo monitorare i cambiamenti delle foreste, possiamo monitorare i cambiamenti dell’urbanizzazione”. Si prevede che la gamma di dati da raccogliere sarà vasta e che le politiche che verranno adottate saranno ricche di risorse e coerenti con le reali scoperte scientifiche. Lo Space Jam africano. Il Kenya non è una novità assoluta nell’economia spaziale: già nel 2018 aveva inviato il suo primo nano-satellite, confermando di essere una potenza per la ricerca scientifica e lo sviluppo economico. La nazione è infatti una delle economie più prospere dell’Africa orientale: come Paese a reddito medio-basso, anche se pieno di disuguaglianze sociali ed economiche, un piano di queste dimensioni e proiettato nel lungo periodo deve avere un’alta risonanza a livello globale, anche per il fatto che il satellite fa effettivamente parte di un’operazione più grande che va sotto il nome di SpaceX, il colosso di proprietà di Elon Musk, essendo stato separato circa un’ora e quattro minuti dopo il lancio del razzo principale, il Falcon 9, dalla base spaziale californiana di Vandenberg.

Alcuni speculano sul significato politico di questa spedizione: in una nazione devastata dalla siccità e dalla carestia, con un decimo dei kenioti che detiene due quinti della ricchezza totale, era realisticamente necessaria questa spesa governativa? Quello che sappiamo è che quest’ultimo annuncio non è che la punta dell’iceberg della corsa allo spazio in cui è invischiato l’intero Continente: come riporta Space (azienda nigeriana che segue i programmi spaziali africani)

come riporta AlJazeera, a partire dal 2022 almeno 13 Paesi africani, come Angola e Sudan, sono responsabili di circa 50 satelliti; l’Egitto, pioniere della corsa, ha fatto esplodere il primo satellite circa 25 anni fa e oggi detiene il record del maggior numero di progetti orbitanti nello spazio insieme al Sudafrica. AlJazeera riferisce che Gibuti sta pianificando la costruzione di uno spazioporto da un miliardo di dollari, sostenuto dai fondi di Hong Kong, da qui a cinque anni. Tuttavia, nessuno di questi satelliti è mai decollato dal suolo africano. Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per il Kenya. Il Ministero della Difesa del KSA, in una dichiarazione congiunta, ha affermato che “la missione è un’importante pietra miliare” per l’economia del Paese, e in particolare “per la nascente economia spaziale del Kenya”. Il maggior contributo a questa tesi è sicuramente l’ammontare dei finanziamenti che sarebbero destinati alle autorità nazionali dei Paesi africani che aderiscono alla corsa allo spazio. Tuttavia, ciò solleva anche il sospetto di una nuova plausibile maschera di colonialismo economico, così come l’incanalamento e la gestione di risorse preziose verso i gruppi economici più elevati (l’élite governativa) per ottenere risultati di alto livello, trascurando i bisogni di una nazione in ginocchio per l’insicurezza alimentare. Nel frattempo, il riconoscimento delle risorse di capitale umano nel continente africano, in particolare per quanto riguarda settori avanzati come l’ingegneria spaziale, è un fenomeno in crescita che, tuttavia, rappresenta una potente dichiarazione di riconoscimento e di rapporti di potere da tenere d’occhio.

Miriam Picci – studentessa
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