Regione Lombardia attribuisce alla Ricerca, all’Innovazione e al Trasferimento tecnologico un ruolo strategico per lo sviluppo prospero e sostenibile del territorio, per la competitività del sistema economico e produttivo, per la coesione e la qualità dei rapporti sociali, nonché per la crescita del capitale umano e sociale e del benessere dei cittadini. Un ruolo ulteriormente rafforzato nel 2016, a seguito dell’emanazione della legge regionale denominata “Lombardia è Ricerca e Innovazione”, volta a “guidare” in maniera organica le politiche di R&I e definendo strumenti strategici come la Cabina di Regia Interassessorile, il Foro Regionale per la Ricerca e l’Innovazione e il Programma Strategico Triennale per la Ricerca, l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico.
A seguire queste deleghe, insieme a quella universitaria, è l’assessore Alessandro Fermi al quale abbiamo posto delle domande.

Come si conciliano questi tre ambiti?
“La conoscenza, per dirsi veramente tale, deve sapersi tradurre in pratica. Questa è da sempre la cifra della Lombardia, uno dei suoi tratti distintivi, di cui andiamo orgogliosi. Per questo era indispensabile che alla delega sull’Università si associassero quelle a Ricerca e Innovazione. I tre ambiti devono muoversi in sinergia”.
A fine 2023, la Giunta regionale ha approvato su sua proposta il Programma strategico triennale per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico 2024/26. Quali sono gli obiettivi di questo documento?
“Quasi un miliardo e mezzo di euro sono le risorse attivate per il triennio 2024-2026 provenienti da fondi pubblici regionali, nazionali, europei e privati che verranno indirizzati a Ricerca, Innovazione e Trasferimento tecnologico. In totale sono state individuate 30 iniziative, proposte da 12 direzioni generali anche in collaborazione con enti del sistema regionale. Lombardia è ricerca e innovazione, per questo la Regione è impegnata a potenziare l’investimento in questi due ambiti, al fine di favorire la competitività del sistema economico-produttivo, la crescita del capitale umano, lo sviluppo sostenibile e di contribuire a elevare il benessere sociale e la qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese.
Il Programma Strategico Triennale per la ricerca e l’innovazione, che quest’anno, come detto, mette a disposizione 1,4 miliardi di euro, è stato introdotto nel 2016. Con il percorso presentato quest’anno in Giunta, la scommessa che la Lombardia vuole vincere riguarda la possibilità di individuare le competenze di domani, diventando così una regione laboratorio, un luogo in cui si può fare innovazione, un punto di riferimento a livello internazionale. Proprio seguendo queste linee guida sono state scelte anche alcune priorità perfettamente in linea con i temi che oggi ‘agitano’ il dibattito mondiale: ‘Transizione verde e digitale’ e ‘La resilienza e la capacità di adattamento del sistema lombardo’”.
Rimanendo in tema risorse. Ci vuole parlare anche di quelle che arrivano dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr)?
“Le risorse del Fesr sono fondamentali per dare corpo alle politiche regionali in favore della ricerca, dell’innovazione, della competitività, della sostenibilità ambientale, economica e sociale. Proprio in questi mesi sto facendo un tour in tutte le province lombarde per spiegare come funzionano questi fondi. Come dice il titolo di questo Tour (“Milioni di opportunità per imprese ed enti del territorio”), offrono milioni di opportunità alle imprese e agli enti del territorio, che è necessario far conoscere perché si allarghi il numero di coloro che le intercettano. Informazione e conoscenza sono indispensabili anche per migliorare continuamente la qualità dei progetti finanziati e l’effettivo impatto raggiunto dalle politiche e dagli interventi sostenuti. Nello scorso ciclo di programmazione (FESR 14-20) sono stati finanziati progetti quasi un miliardo di euro. Col nuovo ciclo di programmazione possiamo fare ancora di più. Infatti, la Programmazione 2021-2027 – che sta entrando ormai nel vivo – ha un valore complessivo di 2 miliardi di euro, il doppio di quella precedente. E poi abbiamo anche i Fondi sociali europei (FSE): una dotazione di 1,5 miliardi di euro per i prossimi sette anni”.
Simone Guadalupi
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