Ricevo dalla collega Bianca Maria San Pietro docente di francese in Bocconi e volentieri pubblico
Charles – Louis de Secondat, barone di Montesquieu (Bordeaux 1689 – Parigi 1755) giurista, uomo politico, scrittore, filosofo dell’Illuminismo, è sicuramente conosciuto per aver introdotto nella sua opera principale, L’esprit des lois (Lo spirito delle leggi), la teoria della separazione dei poteri e per aver elaborato la teoria dei climi che a suo dire influenzano i regimi politici.
Ora però mi piacerebbe parlare di un Montesquieu all’inizio della sua carriera, anche perché il momento attuale permette di vederne la lungimiranza e l’atteggiamento estremamente civile e moderno.
L’attualità del momento porta sotto i riflettori dei media l’Iran, l’antica Persia che dopo la deposizione dello Scià Reza Pahlavi nel 1979 ha visto al potere la repubblica islamica degli ayatollah. Un paese che ha avuto splendori, ricchezze, conquiste, risonanza nel mondo antico fin dai tempi di Ciro il grande e di Alessandro Magno.
Voglio quindi ricordare una delle prime opere di Montesquieu, Les lettres persanes, (Le lettere persiane), opera pubblicata anonima ad Amsterdam nel 1721. Perché Montesquieu ha avuto bisogno dell’anonimato? Perché in quest’opera epistolare, con la scusa di parlare di due persiani arrivati a Parigi, riesce a far passare la sua forte critica agli usi e costumi francesi, alla politica, alla giustizia.
La trama dell’opera è semplice: due giovani persiani, Uzbek e Rica, visitano la Francia dal 1712 al 1720 e si fermano a lungo a Parigi. In questo periodo di permanenza in Europa scrivono a diversi amici in patria, chiedendo loro di far pervenire notizie dalla Persia e mandando loro notizie e curiosità riguardanti questo paese che stanno visitando.
Non bisogna dimenticare che l’oriente era molto alla moda in Francia in questo periodo, dopo i racconti di viaggio di Tavernier e di Chardin, per cui l’interesse per tutto quanto ha un sapore esotico è assicurato, ma questo colore orientale serve a Montesquieu soprattutto a far passare sotto un’apparenza scherzosa delle critiche molto ardite alla società del tempo. Il metodo è quello che dai critici verrà poi chiamato rivoluzione sociologica e cioè il procedimento per cui ci si finge stranieri rispetto alla società in cui si vive per poterla guardare dal di fuori come se la si vedesse per la prima volta. Questo procedimento dopo Montesquieu verrà ripreso da molti scrittori, primo fra tutti Voltaire. Non dobbiamo dimenticare che nelle Lettres persanes vengono trattati anche temi sociologici molto moderni, ad esempio il divorzio, la schiavitù, le colonie, la denatalità.
Les lettres persanes rendono Montesquieu famoso (nonostante l’anonimato!) e gli aprono le porte dei salotti parigini più esclusivi. Fino al 1728 lo scrittore vivrà a Parigi, verrà eletto all’Académie Française, e viaggerà in seguito per vari paesi d’Europa (Germania, Austria, Ungheria, Olanda, Inghilterra) per poi ritornare ad occuparsi della sua opera monumentale, L’esprit des lois.
Vorrei concludere con una lettera in particolare, la XXX, nella quale Uzbek e Rica, si presentano nei salotti parigini sfoggiando i loro preziosi abiti orientali, suscitando curiosità ed ammirazione, ma tutto questo interesse è destinato a sgonfiarsi in un attimo nel momento in cui i due giovani, volendo mostrare il loro desiderio di integrazione nella società che li accoglie, si presentano in abiti francesi, di taglio e gusto impeccabile. Nessuno è più interessato a loro! E il commento conclusivo sta proprio nella frase pronunciata a mezza voce dai presenti, e riportata da Rica nella sua lettera: “Comment peut-on être persan? (Ma come si può essere persiani?)
Prof. Giorgio Fiorentini
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