CNA Lombardia ha voluto aprire l’anno formativo 2024-2025 con un convegno intitolato “Persone, competitività, la sfida della formazione”. Attraverso la società del sistema CNA Formazione – Ecipa Lombardia eroghiamo infatti attività di formazione, attraverso corsi finanziati o liberi, a imprenditori e lavoratori di imprese associate e non su tutto il territorio lombardo, attraverso le articolazioni del sistema associativo.
E’ per noi importante dunque riflettere intorno su come la nostra attività possa aiutare le imprese svilupparsi e a crescere in termini di competenze, capacità, strategie. Per questo motivo abbiamo voluto incentrare l’approfondimento di quest’anno sul ruolo delle persone. Per farlo abbiamo voluto coinvolgere il Capo di Gabinetto dell’Assessorato Istruzione, Formazione, Lavoro di Regione Lombardia Emanuel Piona, la parlamentare On. Maria Chiara Gadda, in rappresentanza del Intergruppo parlamentare sulla Sussidiarietà, e alcuni rappresentanti di CNA: Maurizio De Carli, Responsabile delle Relazioni Sindacali, Giuseppe Vivace, Direttore della Fondazione ECIPA, Fausto Bruschi, Presidente regionali degli odontotecnici, Stefano Binda, Segretario di CNA Lombardia, Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia e Natalia Tacchini, neo-Direttrice di CNA Formazione Lombardia.
La nostra convinzione è che la persona sia oggi più che mai il primo, vero capitale dell’impresa. Accanto al capitale economico-finanziario e a quello strategico-relazione, il capitale umano rappresenta un bene imprescindibile per lo sviluppo aziendale ma anche prezioso, se guardiamo al patrimonio di capacità, conoscenze, senso di appartenenza che può assicurare.
In questo senso, ogni politica industriale deve avere l’ambizione di essere una politica per l’uomo e per la donna, all’interno della quale il lavoro e la persona debbano essere valorizzati, come prospettiva sociale, oltreché economica. Dal nostro osservatorio, possiamo anzi dire che lo sguardo più lucido e più avanzato appartiene a quelle organizzazioni che sono in grado di pensare non solo alle “risorse” umane ma anche alla persona nella sua totalità, nel suo sviluppo professionale e personale. Vuol dire orientare le organizzazioni (all’interno delle quali le persone passano (direttamente o da remoto) gran parte della propria vita) a considerare la qualità del lavoro dei propri collaboratori come uno degli obiettivi strategici più rilevanti, in termini di motivazione, crescita della cultura aziendale, qualità e intensità delle relazioni interne, aderenza ai valori d’impresa.
Tema oggi rilevante se guardiamo al modello stretegico delle 3 P (Profit, People, Planet) in cui People rappresenta uno dei pilastri fondamentali e se pensiamo alla rapida trasformazione che il tessuto imprenditoriale avrà dall’introduzione dell’intelligenza artificiale, al centro di tutti i dibattiti su cambiamento, competitività, occupazione e produttività. Ora, in questo scenario è opportuno ribadire che le persone non debbano essere pedine esecutrici, ma motori di sviluppo. A fianco della tecnologia, infatti, serve capacità di innovazione, creatività e pensiero critico, che solo le persone sanno assicurare.
E quindi per rimettere la persona al centro dell’impresa, occorre, come giustamente sottolinea la riflessione dell’Intergruppo parlamentare sulla Sussidiarietà, “tutelare la qualità della formazione e il nesso tra mondo dell’istruzione e mondo del lavoro, di cui due punti focali (anche se non gli unici) sono il rapporto tra università e impresa e la valorizzazione dell’istruzione tecnica e professionale.” Ecco quindi come entra in gioco la capacità formativa del sistema italiano, anche e soprattutto in un momento critico di mismatch in diversi settori. E la necessità di considerare le spese in formazione come un investimento e non un costo. Da qui la nostra considerazione che in Italia si rafforzi, come suggerito dal Direttore della Fondazione ECIPA Giuseppe Vivace, la partnership pubblico-privato nell’ambito dell’erogazione di attività formative per il mondo per le imprese. E si considerino altre soluzioni importanti, come il reddito di formazione che ha proposto il giuslavorista Tommaso Nannicini per accompagnare negli anni i lavoratori, il cui percorso professionale è sempre maggiormente segnato da upskilling o reskilling.
Ma non si tratta di ricette volte solo a migliorare i connotati del sistema educativo diffuso, si tratta di una questione che tocca direttamente il miglioramento della produttività aziendale, tema spesso dimenticato ma centrale, in cui la mancanza di qualità della forza lavoro è uno dei (tanti) aspetti che limitano il potenziale delle nostre imprese.
E’ sufficiente a questo proposito dare qualche dato, ripreso da quanto pubblicato da The European House. Il costo stimato (a inizio anno) per la mancanza di lavoratori nel 2024 è una cifra impressionante di 48 miliardi di euro. A questo si aggiunge una crescita del PIL italiano pro capite tra le più basse nell’Europa dei 27, se confrontate nell’arco di tempo dal 1990 al 2023. Il recupero del Pil degli anni scorsi non è stato accompagnato da analoga crescita di produttività. E altri dati ci dicono che l’Italia è solo al 15° posto nell’Unione Europa per quota di imprese che offrono formazione continua ai dipendenti.
Da qui dunque è necessario (ri)partire.
Matteo Maria Reale, Presidente CNA Formazione – Ecipa Lombardia
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