Arriva dalla Romagna, e la porta nel cuore, il direttore generale dell’Istituto dei Tumori di Milano Maria Teresa Montella. Medico, fondatrice a Bologna del primo centro antiviolenza per le donne, medico presso il primo trauma center a Bologna in cui effettuava anche attività di medicina legale, una lunga esperienza da manager. Teresa Montella conta all’Istituto dei Tumori su una squadra composta da donne: alla Direzione Amministrativa Maurizia Ficarella, all’Assistenza Livia Pazzaglia, alla Direzione Medica Valentina Villa, alla Direzione Sanitaria Giuliana Sabatino.

È bello fotografarle tutte insieme perché si comprende come siano contagiate dall’atteggiamento propositivo del loro direttore che, nonostante siano trascorsi solo tre mesi dalla nomina, ha già avviato alcuni importanti progetti che ha condiviso nell’intervista che vi proponiamo. -Dottoressa Montella, c’è un settore del suo lavoro che per lei è una vera passione? “A dire il vero sì ed è il welfare aziendale e sa perché?.. Perché quando ho cominciato a fare il medico, con impegni su diversi e delicati fronti, con l’ansia di imparare, con la necessità di dimostrare quanto ero capace di fare, mi sono resa conto che potevo lavorare solo grazie ad una signora dello Sri Lanka – ormai è diventata la mia famiglia – che badava ai miei figli e a me quindi, appena ho potuto, quando sono stata nominata direttore sanitario all’ Istituto dei tumori “Dino Amadori” di Forlì, ho fatto una convenzione per l’asilo aziendale e ho introdotto le macchine elettriche per chi veniva da fuori.

-Vuole seguire questa linea anche all’Istituto? “Sì, per questo ho incontrato Beatrice Arcari, dirigente del Comune di Milano, molto illuminata e con lei abbiamo esaminato la possibilità di predisporre una foresteria per gli infermieri e i data manager. Lei capisce che vivere a Milano è impossibile, la città è troppo cara, occorre incentivare chi sceglie la professione infermieristica o i data manager con la possibilità di alloggiare per qualche mese in una foresteria. Saranno privilegiati però i dipendenti con un Isee modesto”. -E per le madri lavoratrici? “Il mio obiettivo è quello di dotarci di un nido, non credo all’interno dell’ ospedale perché mi pare che non ci siano spazi ma, farò comunque un sopralluogo. Al di fuori dell’INT ma molto vicino, abbiamo concordato con la dottoressa Arcari di verificare la possibilità di trovare una struttura nostra gestita dal Comune oppure una struttura comunale con partecipazione nostra“. -Altro tema. L’Istituto promuove da tempo gli screening come formidabile arma di prevenzione. Riscontrate adesione? “Riscontriamo un’alta adesione per lo screening del tumore al polmone, vorremmo avere numeri più alti per quello alla mammella. La popolazione dovrebbe capire che lo screening è fondamentale per migliorare la qualità di vita e consente risparmi che possono essere reinvestiti. Il prof Ricordi parla di longevità sana che richiede, come da tempo dicono gli studi scientifici, stili di vita corretti“. -I malati oncologici richiedono tutta una serie di controlli da ripetere nel tempo ma le procedure dei follow up sono per lo più una corsa a ostacoli che si può fare? “Guardi partiamo da una considerazione: la percentuale di sopravvivenza per un malato oncologico è cresciuto negli ultimi dieci anni dal 36 per cento al 60 per cento, tant’è che oggi possiamo considerare un malato oncologico come un malato cronico. Ora lei comprende che l’Istituto, che deve poter accogliere un numero sempre più alto di nuovi pazienti bisognosi di terapie avanzate, non ce la fa a garantire follow up a vita, lo dobbiamo dire con chiarezza. Secondo me occorre creare un network con strutture che lavorano in regione o fuori a cui trasferire il paziente che lì potrà seguire tutte le opportune terapie”. -In ultimo, le chiedo notizie sul futuro Istituto Tumori che sorgerà a Sesto San Giovanni, nelle aree ex Falck “Per ora ci sono le fondamenta e alcuni piloni. Devo dire che sarà una struttura molto bella, adeguata alle esigenze dei pazienti, circondata da verde, raggiungibile con la metropolitana. Intanto stiamo lavorando con il Neurologico Besta, che pure si trasferisce, alla informatizzazione con modalità comuni e stiamo studiando le tecnologie necessarie per quando ci sarà il trasferimento. Quattro o cinque anni passano in un soffio”.
Alessandra Rissotto
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