È morto il 12 luglio a 93 anni Paolo Fresco, presidente della Fiat dal giugno 1998 al febbraio 2003. A Torino lo chiamavano “l’Americano”, per una carriera costruita quasi interamente fuori dai confini italiani prima del ritorno a casa nel ruolo più prestigioso dell’industria nazionale.
Nato nel 1933, laureato in legge, Fresco comincia come avvocato prima di entrare, a 28 anni, alla Compagnia Generale di Elettricità. Il salto decisivo arriva con il passaggio alla casa madre americana, General Electric, dove costruisce una carriera lunga trent’anni fino a diventarne vicepresidente nel 1991 e uno dei più stretti collaboratori di Jack Welch, il leggendario amministratore delegato che ha guidato GE per due decenni. È in quegli anni che matura la fama internazionale che lo porterà, nel 1998, a essere scelto personalmente da Gianni Agnelli per guidare la Fiat.
Da presidente, Fresco imprime al gruppo torinese una svolta globale. Il capitolo più rilevante della sua gestione è l’alleanza industriale siglata il 13 marzo 2000 con General Motors, che rileva circa il 20% di Fiat Auto per circa 2,4 miliardi di dollari. L’intesa punta a condividere piattaforme, tecnologie e costi di sviluppo in un settore auto già segnato da fusioni su scala mondiale. L’accordo si rivelerà una carta strategica anche dopo la sua presidenza: sarà Sergio Marchionne, nel 2005, a scioglierlo, incassando da GM una penale da 2 miliardi di dollari che darà ossigeno a una Fiat in piena crisi.
Lascia la presidenza nel 2003, in una fase comunque complessa per i conti del gruppo, ma il suo profilo di manager globale, capace di parlare la lingua della finanza internazionale, resta un unicum nella storia dell’azienda torinese. A lui viene riconosciuto anche un ruolo di mentore per John Elkann, oggi alla guida di Stellantis, che lo ha ricordato con parole personali: “Ci ha lasciato un grande italiano, un uomo intelligente e sensibile e per me soprattutto un amico”. Ritiratosi a Fiesole, Fresco aveva dedicato gli ultimi anni a un impegno lontano dagli affari: insieme alla moglie Marlène aveva fondato il Fresco Parkinson Institute, dedicato alla ricerca sulla malattia neurodegenerativa. Una parabola, la sua, che attraversa l’elettromeccanica italiana, il vertice della corporate America e infine il ritorno, filantropico, alla cura delle persone.
dalla Redazione
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