Sono in arrivo una serie di cifre cruciali con le quali il Governo farà un quadro aggiornato sugli incassi da stimare per il 2025. Serie che sarà essenziale per ultimare il Piano strutturale di bilancio, cioè il nuovo programma di finanza pubblica secondo le regole del Patto di stabilità e crescita riformato, il quale rappresenta uno degli elementi fondamentale della governance economica dell’Unione Europea e fissare i punti su cui si reggerà la prossima legge di Bilancio. Con l’aggiornamento delle entrate tributarie, che questa volta comprenderanno il gettito dell’autoliquidazione delle partite iva, si calcola un aumento degli incassi del 4,1% (10,2 miliardi) maturato nei primi sei mesi dell’anno, dando più di una soddisfazione al ministero dell’Economia. Infatti, si è verificato un ritmo di crescita quasi doppio rispetto a quello previsto su base annua dal Def (Documento di Economia e Finanza) di aprile.
Il ministro dell’Economia Giorgetti e i suoi collaboratori invitano ad essere prudenti, per un doppio ordine di ragioni, che sono di tipo politico e tecniche; nel dibattito italiano la traduzione di “aumento delle entrate” con “tesoretto” da spendere è quasi automatico e aumenta gli appetiti già robusti dei partiti; tecniche, perché le entrate sono solo una delle variabili, per quanto fondamentale, che definiscono i saldi, e soprattutto il loro incremento registrato fin qui aiuta i conti di quest’anno ma non si ribalta automaticamente su quelli del prossimo, essenziali per la manovra. (Fonte: articolo, il Sole 24 ore, 4 settembre 2024 – n.244)
Le calcolatrici saranno comunque attive in vista dell’appuntamento con l’esame del Piano strutturale di bilancio previsto per il 10 settembre, per permettere alla commissione parlamentare competente di svolgere la valutazione della sostenibilità, efficacia e la conformità delle politiche di bilancio del governo, prima di pronunciarsi sul programma da inviare a Bruxelles entro il 20 settembre. Nel piano il governo svelerà le carte anche su un altro pilastro che regge il bilancio pubblico, quello del Pil che il Def di aprile ha evitato di affrontare proprio in vista delle nuove regole. La crescita acquisita, dello 0,6% a giugno, è in linea con il target del +1% fissato dal Governo. Inoltre, potrebbe ritoccare al rialzo il +1,2% previsto dal tendenziale 2025, anche per l’effetto dei 15 miliardi di decontribuzione e Irpef a tre aliquote che insieme agli sconti ulteriori per le lavoratrici madri saranno il cuore della manovra, mentre torna in scena anche il dibattito sulla detassazione degli straordinari. In ogni caso la priorità governativa dovrebbe essere quella di sostenere i redditi. Secondo i dati dell’Eurostat (l’ufficio statistico dell’Unione Europea responsabile della raccolta, elaborazione e statistiche a livello europeo) si valuta che nel 2023 il reddito reale delle famiglie italiane è diminuito ancora, con l’Italia che mantiene le posizioni di coda a livello continentale subito prima della Grecia, e si ferma ancora a sei punti sotto i livelli 2008.
Come ha affermato pochi giorni fa il presidente del Cnel Brunetta sul Il Sole 24 Ore, il Piano dovrebbe idealmente diventare il cuore di un nuovo Patto sociale. L’Italia dovrà essere pronta ad affrontare le numerose sfide che richiedono politiche industriali e grandi investimenti; la necessità di rilanciare la produttività e la crescita; la transizione ecologica e la trasformazione digitale. Uno dei nodi da affrontare nel Piano è quindi come utilizzare i margini di finanza pubblica e come mobilitare il risparmio privato per salvaguardare la nostra vocazione manifatturiera e aiutare i processi di innovazione del sistema produttivo.
Jean Carlos Pezzoli
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