Cultura in Italia, quattro anni di crescita di fila

C’è un settore che in Italia cresce da quattro anni di fila e che, nonostante tutto, fatica a farsi percepire come motore economico. È la cultura, fotografata oggi dal 22° Rapporto Federculture “Impresa Cultura – La cultura che cambia i territori”, presentato a Roma al Ministero della Cultura.
I numeri raccontano una ripresa solida. Nel 2025 il 48,2% degli italiani è andato almeno una volta al cinema, il 35,8% ha visitato musei o mostre, il 24,3% è entrato a teatro. A trainare la ripartenza sono soprattutto i giovani: tra i 15 e i 24 anni la partecipazione al cinema supera il 77%, e alta resta anche l’affluenza a spettacoli e concerti. Segno che, complici piattaforme social e nuove abitudini di consumo, la cultura dal vivo non ha perso la sfida con lo schermo di casa.
Cresce parallelamente anche il lavoro: nel 2025 gli occupati nel settore culturale sono 851mila, pari al 3,5% dell’occupazione totale, in aumento per il quarto anno consecutivo. Resta però irrisolto il nodo della stabilità contrattuale, con una parte significativa di questi lavoratori ancora legata a forme di impiego precarie o stagionali.
Sul fronte dei finanziamenti privati, l’Art Bonus continua a crescere e supera, a fine aprile 2026, 1,2 miliardi di euro di donazioni cumulate dal 2014. Il dato però conferma uno squilibrio geografico che il rapporto definisce strutturale: la sola Lombardia raccoglie oltre 426 milioni di euro, più di un terzo dell’intero gettito nazionale, mentre le regioni del Sud restano ai margini dello strumento.
Ancora più marcato lo squilibrio nel turismo culturale, che nel 2025 vale il 63% delle presenze turistiche totali in Italia. Un dato imponente, se non fosse che a generarlo è appena il 13% dei comuni italiani con vocazione culturale o paesaggistica: una manciata di città d’arte e destinazioni consolidate continua a fare da traino per un patrimonio diffuso che resta in larga parte inespresso.
Il quadro che emerge da Federculture è dunque quello di un settore in salute ma a doppia velocità: partecipazione e occupazione in crescita, risorse e presenze turistiche concentrate in poche aree. Per l’associazione, la sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: trasformare la cultura da vetrina di eccellenze isolate a infrastruttura diffusa capace di generare valore su tutto il territorio nazionale.


dalla Redazione
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