Il turismo religioso cerca una casa: la proposta di una regia nazionale per i cammini di fede

Un tavolo unico a Roma per santuari, cammini e pellegrinaggi: è la richiesta che la World Religious Tourism Network ha rivolto al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. A muoversi sono Biagio Maimone, coordinatore italiano della rete, e Marcello Guadalupi, presidente della Fondazione dei Commercialisti di Milano: chiedono una sede istituzionale che coordini il settore, lo promuova all’estero e protegga i luoghi sacri da un uso puramente commerciale.
Il problema che la proposta intende risolvere è la frammentazione. Oggi la gestione del turismo religioso è distribuita tra territori, associazioni, enti religiosi e operatori, senza un raccordo stabile. La nuova struttura dovrebbe mettere ordine, sostenere la presenza italiana sui mercati internazionali e, soprattutto, vigilare sull’autenticità dei luoghi: l’obiettivo dichiarato è evitare che la crescita dei flussi trasformi il pellegrinaggio in un prodotto turistico svuotato della sua dimensione spirituale. “I luoghi della fede custodiscono la storia, la memoria e l’identità dei popoli e non possono essere considerati semplici prodotti turistici”, ha dichiarato Maimone.
La spinta arriva anche dal contesto internazionale. Dall’8 al 10 luglio San Salvador ha ospitato il congresso “Tierra de Fe Viva”, chiuso con la Dichiarazione di San Salvador: cooperazione tra Paesi, sostenibilità e prevenzione dell’eccessiva commercializzazione delle mete di pellegrinaggio, con orizzonte 2026-2028. Un caso italiano citato come modello è l’ingresso, ufficializzato a giugno, dell’Area Sud della Basilicata nella rete mondiale: 27 Comuni tra Maratea, Lagonegrese, Pollino e Val d’Agri uniti dal GAL “La Cittadella del Sapere” per collegare cammini, santuari e paesaggio, con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento delle aree interne.
Sul piano economico, la partita non è piccola: la sola Associazione Ospitalità Religiosa Italiana, guidata da Fabio Rocchi, censisce oltre 1.200 strutture tra conventi, case per ferie e istituti religiosi. “Se sostenuto da una visione nazionale strutturata, il turismo religioso può diventare un motore di crescita diffusa”, sostiene Guadalupi, puntando su impresa, occupazione e competitività dei territori, soprattutto nel Mezzogiorno.
Resta da vedere se il ministero raccoglierà la richiesta: per ora è una proposta, non un provvedimento.

dalla Redazione

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