| L’Italia ha spento 80 candeline. Lunedì 2 giugno, tra le note del Silenzio d’ordinanza e il boato delle Frecce Tricolori sul Foro Romano, il presidente Sergio Mattarella ha parlato di Europa, democrazia, dignità. Ma il giorno successivo — questo 3 giugno — le notizie che arrivano dal mondo raccontano uno scenario ben più inquieto: guerra, petrolio, inflazione e una BCE pronta ad alzare ancora i tassi. Il compleanno della Repubblica finisce, e ricomincia la realtà. Due notizie che, sommate, disegnano la peggiore combinazione possibile per un’Europa già fragile. La prima: nella notte tra il 1° e il 2 giugno, la Russia ha lanciato uno dei raid più intensi degli ultimi mesi contro Kiev. Almeno 22 civili uccisi, 138 feriti. Edifici residenziali distrutti, quartieri senz’acqua. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito d’urgenza. L’Unione Europea ha condannato con parole sempre più rituali ciò che non riesce ancora a fermare. La seconda: l’Iran — attraverso i suoi alleati dell’Asse della Resistenza — ha annunciato la sospensione dei colloqui di pace con Washington e minacciato di bloccare completamente lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Mandab. Due imbuto marittimi attraverso cui transita l’80% del petrolio del Golfo Persico. Se la minaccia diventasse azione, il barile schizzerebbe a livelli che l’Europa non vede dai tempi della crisi energetica del 2022. Non è una minaccia astratta. I mercati la stanno già prezzando. Il petrolio ha toccato nuovi massimi da quattro anni. L’inflazione nell’area euro è salita al 3% in aprile; in Italia ha raggiunto il 3,2% — il dato provvisorio di questi giorni. La Banca Centrale Europea ha tenuto i tassi fermi all’ultima riunione di aprile, ma il governatore Christine Lagarde ha già telegrafato quello che gli economisti danno per certo: rialzo di 25 punti base l’11 giugno, portando il tasso di deposito al 2,25%. Per le famiglie italiane con un mutuo variabile, è un’altra stangata. Per le piccole imprese che si finanziano a breve termine, è ulteriore pressione. Per il governo Meloni — che festeggia il record di longevità (secondo esecutivo più lungo della Repubblica) — è un grattacapo non banale: la manovra 2026 si reggeva su previsioni di crescita tra lo 0,5 e lo 0,8%, già modeste, che ora rischiano di essere riviste al ribasso. C’è un dato che non va dimenticato nel mezzo delle cattive notizie: la disoccupazione italiana ad aprile è scesa al 5,1%, il minimo storico dall’inizio delle rilevazioni nel 2004. Il tasso giovanile è al 16,9%, anch’esso mai così basso. In dodici mesi, 179.000 persone in più hanno trovato un impiego stabile. È un segnale reale di tenuta del mercato del lavoro. Ma i redditi reali — quelli corretti per l’inflazione — stanno perdendo potere d’acquisto. Lavorare di più guadagnando meno in termini reali è il paradosso che molte famiglie vivono ogni giorno. E con una BCE che alza i tassi per domare l’inflazione generata da petrolio e guerre, lo strumento rischia di colpire la domanda interna senza risolvere le cause esterne del problema. In sintesi L’Italia compie 80 anni in un mondo che scricchiola. La minaccia all’Hormuz e i missili su Kiev sono le notizie del giorno, ma la notizia di fondo — quella che conta davvero — è la fragilità del sistema: energetico, geopolitico, sociale. Il record di occupazione è reale e va celebrato. Ma non basta a isolare il paese dagli shock che arrivano da fuori. La sfida, oggi come ottant’anni fa, è costruire qualcosa di abbastanza solido da resistere alla storia. dalla Redazione ©RIPRODUZIONE RISERVATA |
Il mondo sul filo del rasoio: guerra, petrolio e inflazione. L’Italia festeggia 80 anni in una crisi senza precedenti


























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