Intesa Sanpaolo all’assalto di MPS: nasce la “UBS italiana”. Con Unipol, un terzo polo bancario da 2.000 miliardi.

Il risiko bancario italiano entra nella sua fase più ambiziosa. Lunedì 8 giugno, Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) totalitaria su Banca Monte dei Paschi di Siena per un controvalore massimo di 30,6 miliardi di euro — il più grande deal bancario nella storia recente del Paese. Il progetto, costruito in asse con Unipol, ridisegna la mappa del credito italiano e punta a creare un colosso del wealth management con 2.000 miliardi di euro di asset in gestione entro il 2029.
L’offerta di Intesa prevede un concambio di 16 azioni Intesa Sanpaolo ogni 10 azioni MPS, più 1 euro in contanti per ogni titolo, a un prezzo implicito di 10,091 euro per azione — con un premio del 12,5% rispetto alla chiusura del 5 giugno 2026.
Ma la vera architettura dell’operazione sta nell’accordo parallelo con Unipol Assicurazioni: a quest’ultima andrà un’entità bancaria autonoma composta dal marchio MPS, circa 635 filiali e la maggior parte delle strutture centrali del Monte, per un corrispettivo cash di circa 3-3,5 miliardi di euro. Questa entità confluirà poi in BPER Banca — controllata da Unipol — dando vita a quello che già si chiama il “Terzo Polo” bancario italiano, che opererà sotto il brand Banca MPS.
Intesa, dal canto suo, terrà circa 625 filiali MPS selezionate, le attività di asset management e il presidio sui grandi clienti, rafforzando il suo posizionamento nel segmento più redditizio: la gestione del risparmio privato.

Carlo Messina, CEO di Intesa Sanpaolo, non ha usato mezzi termini: l’obiettivo è trasformare il gruppo in “la UBS italiana”, ovvero il principale gestore di patrimoni privati nell’Europa continentale. Con 2.000 miliardi di asset under management, Intesa si posizionerebbe tra i top player mondiali del wealth management, competendo su scala europea con i grandi nomi svizzeri e anglosassoni.
La logica industriale è chiara: il risparmio privato degli italiani è storicamente immenso — stimato in oltre 5.000 miliardi di euro tra famiglie e imprese — ma frammentato e spesso mal gestito. Accentrarlo in un unico polo nazionale significa estrarne margini enormi, sottraendoli ai fondi esteri.

L’operazione non è solo finanziaria: ha una forte valenza geopolitica. Da mesi, il mondo bancario italiano è al centro di una partita tra capitali nazionali e interessi francesi, rappresentati da Crédit Agricole — azionista rilevante di Banco BPM. L’OPAS su MPS viene letta da più parti come una contromosse difensiva, volta a creare un polo italiano solido prima che i francesi consolidino ulteriormente la loro presenza nel credito tricolore.
Non a caso, Palazzo Chigi segue l’operazione con favore. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha dichiarato: “L’operazione rafforza la solidità delle banche e ne accresce la capacità di finanziare imprese, innovazione e sviluppo, preservando il risparmio degli italiani.”

Nel breve periodo, per i correntisti di MPS non cambierà nulla. Ma nel medio termine, la riorganizzazione delle filiali e la ridefinizione dei servizi ridisegnerà l’esperienza bancaria di milioni di italiani. Chi aderirà all’OPAS come azionista MPS si troverà in portafoglio azioni Intesa Sanpaolo — uno dei titoli bancari più solidi d’Europa.
Per i risparmiatori con patrimoni significativi, invece, l’obiettivo dichiarato è un’offerta di private banking e wealth management più competitiva, con prodotti finora accessibili solo alle grandi piazze internazionali.

dalla Redazione
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